sabato 13 dicembre 2008

creare un minnow terza parte











Finora ho impregnato e verniciato sempre con prodotti all'acqua, ma ora è una buona cosa dare qualche mano di un prodotto acrilico, per creare una superficie ancora più regolare e soprattutto più resistente. Dopo aver dato due o tre mani di bianco con la bomboletta spray, lasciando asciugare bene ogni volta, aspettiamo almeno una giornata per essere sicuri che la vernice sia secca. Per rendere più realistica la mia creazione, ho deciso di rivestirlo con una "pelle"di metallo lucido usando un nastro di alluminio autoadesivo, taglio le due metà e poi le faccio aderire. Si vede che sul dorso e sulla pancia si formano delle piccole pieghe, che si lisciano con un ferro liscio, come il gambo di un cacciavite. Adesso è proprio brillante, quindi premendo leggermente con un coltello a lama smussata, gli faccio un disegno tipo squame. Per verniciare il dorso e la pancia, è meglio rendere queste parti opache passandole con della paglietta fine, poi do una spruzzata leggera di blu sul dorso e bianco sulla pancia, poi ripasso con il nero sul dorso. Vernicio di giallo lo scarto del nastro di alluminio, e con una fustella da 6 mm taglio gli occhi, li incollo e con un pennellino faccio le pupille. Quando è tutto ben asciutto, do un'ultima mano di acrilico trasparente che servirà a proteggere dall'ossidazione l'alluminio. Ora incollo la paletta, alla quale ho dato una forma un po' svasata, e aggancio l'ancoretta. Anche la prova statica in acqua va bene, non resta che provarlo in azione.

venerdì 12 dicembre 2008

creare un minnow seconda parte






A questo punto, bisogna verificare l'assetto in acqua, però se voglio che non si inzuppi come un savoiardo devo impermeabilizzarlo. Per impermeabilizzare ho usato un impregnante all'acqua solo perchè ce l'ho in casa. Dopo aver dato un paio di mani, lasciandolo asciugare bene, lo carteggio delicatamente e gli do un'altra mano di impregnante, altra carteggiatina e altra mano, finchè mi sembra che vada bene. Per la prova in acqua devo mettergli provvisoriamente l'ancoretta e la paletta. Al primo tentativo, appare evidente che la coda è troppo leggera, allora faccio due fori da 5 mm, e ci incastro dentro due piombi da 2 grammi, sigillo con la solita colla e riprovo in acqua. Ora è ancora peggio, quindi con una sgorbietta tolgo del piombo dalla prima zavorra, e aggiungo un paio di grammi subito prima dell'anello di coda. Adesso va bene, lo lascio asciugare una giornata, e poi lo vernicio con due o tre mani di una vernice all'acqua piuttosto densa, va bene qualunque vernice, io avevo sottomano questa, finchè lo vedo ben liscio. Al peso, risulta 23 grammi, ora se ne facessi subito un secondo, grazie all'esperienza acquisita, potrei farlo più "magro"e forse mi verrebbe sui 18 grammi, perchè potrei paragonarlo al primo.

martedì 9 dicembre 2008

come fare un minnow prima parte











Provo a costruire un minnow, non limitandomi a spiegare come si fa, ma fotografandone la costruzione e anche gli errori, che nelle lavorazioni di questo tipo sono molto frequenti. Il pezzo diventerà piuttosto lungo, così ho pensato di farlo a puntate. Quando costruisco un artificiale, lo faccio sempre pensando al posto in cui lo userò, per esempio, mi viene in mente quel tratto di lanca poco profonda, con il fondale ricoperto da nannufare e rami affondati, in cui i predatori, se presenti, stanno sul fondo, anche ad una certa distanza dalla riva. Penso allora ad un pesciolino galleggiante, ma anche pesante sui 17/18 grammi, in modo da poterlo lanciare bene. Visto che a determinare la galleggiabilità, è il rapporto peso/volume, verrà fuori un'esca un po' cicciotta, ideale per stimolare l'attacco di un bel luccio in acque poco profonde, o di un grosso black bass. Il peso e il volume lo decido a occhio in base all'esperienza, e non è detto che venga galleggiante come vorrei. I primi prototipi Rapala li fece in legno di betulla o pioppo, ma per la produzione industriale si scelse il legno di balsa, che essendo molto più leggero si presta molto bene allo scopo. Chi non ha un negozio di aeromodellismo nelle vicinanze, dove comprare questo legno, deve per forza ripiegare sui surrogati, per me, il migliore in assoluto è la radice di pioppo, che si può trovare gratis sul greto del fiume.
Il sole dell'estate la secca fino a farla diventare leggerissima ed essendo priva di midollo e molto tenera è l'ideale. Tagliamo un pezzo di legno della lunghezza giusta, e sagomiamolo a formare un parallelepipedo. Con una sega pratichiamo un taglio nel senso della lunghezza, che è destinato ad accogliere l'armatura, che io ho fatto di filo di rame del diametro di 1 mm. Questa fessura andrà regolarizzata ed allargata con la carta vetrata, e servirà anche come riferimento nel modellare il nostro pesciolino, altimenti sarebbe difficile mantenere la simmetria. Il pesciolino si intaglia con un coltellino ben affilato, poi si rifinisce facilmente con carta vetrata a grana grossa (80) e poi più fine (100) non è necessario lisciarlo perfettamente, perchè alla prima mano di impregnante tornerebbe ruvidissimo.
Il taglio che accoglierà la paletta, deve essere fatto con una sega piuttosto fine, per non scheggiare il legno che essendo tagliato anche per il lungo, è fragile. La paletta è di alluminio, che in artificiali di questa dimensione (circa 12 cm) risulta molto più robusta, ed essendo incollata con la colla a caldo si può scollare e incollare semplicemente scaldandola, cosa molto comoda se si ha bisogno di modificarne la forma, e ha una scanalatura in centro per l'armatura. Ho fatto l'armatura di filo di rame saldato a stagno, prevista con solo l'ancoretta di coda. A questo punto metto sulla bilancia il mio prototipo, la paletta e l'ancoretta con l'anellino, e vedo quanto manca per arrivare al peso desiderato. Questo peso mancante, è la zavorra di piombo che dovrò aggiungere, e per farlo devo praticare nel punto di maggior spessore, uno spazio destinato ad accogliere il piombo pesato e sagomato ad hoc. A questo punto usando la colla a caldo, fisso l'armatura, e poi il piombo. Chiudo il taglio lungitudinale con una strisciolina dello stesso legno, e riempio i vuoti colando la colla, che spiano con un ferretto tipo spatolina, scaldato sulla fiamma.
Come si può vedere nella prima immagine in alto.

mercoledì 3 dicembre 2008

creare artificiali metallici








Per costruire i cucchiaini, oltre alla buona volontà è necessario possedere un minimo di attrezzatura. Per tagliare il lamierino sottile 0,4/0,6 mm adatto per fare la paletta dei rotanti è sufficiente una cesoia da lattoniere, un trapano per forarla, qualche lima. se vogliamo invece tagliare la lamiera più pesante, da 0,8 a 1,5 mm, o l'acciaio inox bisogna avere una cesoia da banco, o conoscere qualcuno che ce l'ha e ce la fa usare, ne qual caso potremo recarci nella sua officina con la nostra lamiera già disegnata e tagliare i nostri artificiali. per l'operazione che permette di dare alla paletta del rotante ed al corpo dell'ondulante la tipica forma concava da una parte e convessa dall'altra, è necessario un piccolo martello (100/150 g) che abbia la testa semisferica ben lucida, che è impossibile trovare in commercio, per cui bisognerà modificare un normale martellino, meglio se di acciaio. Per consentire al materiale che stiamo battendo di deformarsi, bisogna che sotto, a fare da "morbida" incudine ci sia una tortina di piombo del diametro di una dozzina di centimetri, e spessa almeno 4 o 5, ottenuta colando del piombo fuso in un vecchio pentolino o in una latta di idonea misura. Il rumore risulta molto attutito se sotto il piombo mettiamo uno strato di materiale morbido, tipo la moquette di un vecchio tappetino dell'auto o un vecchio asciugamano piegato in quattro.
Il miglior materiale che si possa usare per rotanti ma soprattutto per gli ondulanti, è l'alpacca. Malleabile, facilmente lucidabile, del colore caldo dell'argento, si può saldare a stagno, venduto solo da negozi di forniture per orafi, si trova in lastre di vario spessore. Unica controindicazione, bisogna conoscere qualcuno che dispone di un laminatoio per tirarlo dello spessore giusto.
Va bene anche l'ottone, anche se si ossida, si lucida facilmente,
oppure l'acciaio inox, a patto di trovarlo già lucidato, si può recuperare da vecchi elettrodomestici, è più duro da lavorare, non si può stagnare, ma in compenso non si ossida mai.
Nelle immagini si vede una lastrina di acciaio inox recuperata da un vecchio frigorifero, il corpo è fatto con una spirale di filo di rame, la testa piombata è ricavata da un mio stampo, ma si può benissimo saldare a stagno l'astina di acciaio armonico sopra un pezzo di piombo sagomato, importante è la funzione, che è quella di impedire la rotazione di tutto l'artificiale, che comporterebbe l'attorcigliamento del filo. Il fiocco di filo sull'ancoretta, oltre che a rendere più vistoso l'artificiale, serve soprattutto a stabilizzare l'esca e a mantenerla in assetto orizzontale.

lunedì 1 dicembre 2008

Pescare il luccio a spinning

Ancora mi ricordo, quando a dieci o undici anni, prendendo la canna di bambù di mio padre, un vecchio mulinello Cargem e un unico cucchiaino, andavo a lanciarlo in qualche fosso sperando di agganciare un luccio. Che emozione quando da sotto le alghe o da una tana nel sottoriva scattava fuori un piccolo luccio che mi trovavo attaccato all'esca senza aver visto da dove era venuto, pur pescando in ottanta centimetri d'acqua.
Sono passati più di quarant'anni da quei primi lucci, ma l'emozione non è cambiata, ora non cerco più di prendere qualunque luccio, ora cerco solo il Luccio con la L maiuscola, ed effettivamente, vuoi perchè quelli piccoli se li mangiano siluri e cormorani o perchè si stanno semplicemente estinguendo, di lucci piccoli non ne vedo da tempo.
A volte cerco di mettermi nei panni di un giovane che, avendo visto sulle riviste di pesca o su internet foto di lucci enormi tenuti in braccio da soddisfatti pescatori, decide di dedicarsi a questa, che appare come una fruttuosa tecnica.
Andrei in un fornito negozio di pesca e comprerei una canna da spinning, un mulinello, del filo dello 0,30 e una manciata di artificiali consigliati dal negoziante o da qualche forum sul web, poi partirei alla volta del fiume/torrente /lago che so ospitare lucci di buona taglia.
Avendo giustamente letto che il luccio preferisce luoghi infrascati, o fondali ricchi di ostacoli, perderei i primi due o tre artificiali nella prima ora, poi diventato più prudente continuerei a lanciare qua e la, cercando di vedere se qualcosa insegue il mio artificiale.
A sera ternerei a casa, metterei la canna in un angolo e i cucchiaini superstiti in una scatoletta, pensando che è da fessi girare tutto il giorno per niente, e che difficilmente ci riproverei, commettendo così il primo errore della giornata.
Perchè non ho fatto niente di sbagliato nella mia prima uscita a spinning, non c'è niente di strano nel girare mezza giornata senza vedere un luccio, certo mi è mancata l'esperienza, forse bisognava insistere nel canneto, forse se riuscissi a lanciare più lontano, forse un rotante più vistoso avrebbe stimolato l'istinto predatorio, forse la perturbazione in arrivo, forse la luna piena, le variabili sono infinite e l'unico modo per sapere come si fa a fare abboccare un luccio è insistere.
La canna: Per un pincipiante o per frequentare ambienti ricchi di vegetazione non deve superare i 2,40 mt, e deve lanciare fino a 30/40 g.
Il mulinello: Va bene qualunque mulinello robusto di misura 3 o meglio 4 con bobina piuttosto larga, non velocissimo.
Il filo: Sconsiglio il trecciato ai principianti, meglio un qualunque 0,30, bobina piena, si usa finchè si vede che diventa opaco, poi si avvolge su una bobina vuota, poi su un'altra e di nuovo sul mulinello, così si sfrutta tutto.
Artificiali: Rotanti, meglio quelli con testa piombata che sono più lunghi, un luccio a volte ingoia completamente il cucchiaino, edi 15/20 g , ondulanti di 10 cm, pesanti (20/30 g) se dobbiamo lanciare lontano e c'è buona profondità, più leggeri (12/18g) se lanciamo più vicino e c'è poca acqua. L'ondulante leggero a parità di velocità è molto più mobile, e quindi più adescante.
Minnows: Sono molto adescanti e piuttosto costosi, montano due ancorette che difficilmente lasciano scampo al predatore che li attacca, e prendono ancora più facilmente alghe, rami e quant'altro, ne porto sempre un paio con me, e se mi capita il luccio indeciso, che segue il cucchiaino fin sotto i miei piedi, indietreggio e contemporeaneamente mi abbasso un pochino, il tutto con estrema lentezza, sostituisco l'artificiale con un minnows "suspending" di quelli che affondano molto lentamente e lo lancio nei pressi di dove ho visto il luccio, tante volte ci casca ma se dopo un paio di lanci non si vede, meglio riprovarci al ritorno, magari dopo un'oretta
Azione di pesca: La prima cosa è osservare, avvicinarsi lentamente cercando di stare coperti, cioè di avere alle spalle qualcosa che nasconda la nostra figura e non la faccia spiccare contro il cielo, camminare in punta di piedi, lasciare la morosa o gli amici molto indietro, le allegre comitive non funzionano a spinning.
Se individuiamo un posto che pensiamo possa nascondere il luccio, non andiamoci sopra, lanciamo a un metro dal supposto nascondiglio, frenando con il dito sulla bobina all'impatto in modo da produrre meno rumore possibile, poi appena il cucchiaino è affondato il giusto recuperiamo in modo non costante, ma alternando brevi fughe a lente cadute e risalite.

fusioni casalinghe

Molti pescatori amano fra le altre tecniche, la pesca a fondo.
In questa, ritenuta a volte (e a torto) una pesca poco impegnativa o per pescatori pigri, sia praticata in mare o in acqua dolce, necessita della zavorra, il piombo. Questo indispensabile accessorio che appesantisce le sacche e borse dei pescatori, esiste in una varietà enorme di forme e di pesi. Mi ricordo da bambino, mio padre che colava il piombo fuso in un cucchiaio da minestra, poi faceva un buco con un chiodo sulla parte più sottile, e il piombo era pronto. Da anni mi sono costruito stampi in ottone o alluminio per piombi di tutte le misure, da 0,5 a 3,5 grammi per le olivette scorrevoli, da 20 a 100 grammi per la pesca a fondo, ma onestamente non mi sento di consigliare a nessuno di farlo.
Invece navigando, ho trovato un sito in Germania dove producono e vendono stampi per piombi in alluminio con una varietà enorme di modelli, per chi volesse prodursi in proprio questo indispensabile accessorio.
I piombi della foto sono stati fatti con uno di questi stampi.http://www.bleigussformen.de/shop/index.htm?main.htm . Per chi non sa il tedesco, credo che si possa comunicare anche in inglese.

giovedì 27 novembre 2008

paese che vai...


Molti anni fa, non esistevano tutte le riviste di pesca che si possono vedere oggi in edicola, gli appassionati di pesca che come me, cercavano novità e aggiornamenti su attrezzatura e tecniche compravano la rivista Pescare, che negli anni sessanta era l'unica pubblicazione dedicata alla pesca.
In questa rivista, c'era una sezione dedicata alla pesca in mare, ed io dopo avere letto la parte per me più interessante, passavo alla sezione mare, guardavo le foto di questi pesci, molto diversi da quelli che si pescavano nelle nostre acque, e leggevo volentieri gli articoli degli esperti di pesca in mare. uno di questi esperti, mi ricordo che rispondendo a chi gli chiedeva consigli su tecniche ed esche, consigliava di pescare come i pescatori locali, vale a dire che se vai a pescare a Bari , e vuoi prendere i cefali devi pescare come fanno i pescatori locali.
Io ritengo invece che se una tecnica è efficace, funziona dappertutto, "raffinandola" laddove i pesci sono più smaliziati. La prova è che pescando i cefali con il pane a San Benedetto del Tronto, tra lo scetticismo dei pescatori locali che non avevano mai visto usare il pane per esca, mia moglie ed io abbiamo preso in un paio d'ore, quasi sei chili di cefali.
Quando mi capita di pescare così facilmente però, perdo facilmente interesse e quindi per un po' non pesco cefali, sono convinto che un pescatore dovrebbe rimettere in acqua quello che non mangia, e non posso mangiare cefali tutti i giorni.
La parte della pesca più divertente, non è il catturare pesci in gran numero, ma imparare e pensare nuove tecniche, adattare vecchie tecniche ai nuovi materiali, o pescare in posti che dalla maggior parte dei pescatori, non sono ritenuti interessanti. Quando grazie alla nostra tecnica riusciamo a catturare dove altri prendono poco o niente, non dobbiamo aver paura di condividere le nostre scoperte, quando mio figlio si vanta perchè ha preso più di me, io sono contento, l'ho fatto io.