venerdì 28 ottobre 2022

Passata sul Po

 Negli anni '80 si andava ancora a pescare a passata a Po. Certo non quanto nei '60 0 '70, quando se non ti alzavi prestissimo, rischiavi di non trovare posto sulle sponde del fiume, ma si poteva ancora. Andavo allora con una canna fissa da 7 metri, stivali alti, un paio d'etti di bigattini e, con i piedi a mollo in un raschio del Po, dopo un paio di fiondate di bigattini, si cominciava a prendere qualche cavedano, barbi, savette, pesci che quasi sempre si potevano "tenere" con una canna fissa. Poi sono arrivati i "barboni", nel senso di barbi di misura XL. Chi pescava a passata ai miei tempi, aveva uno 0,16 in bobina, ed il finale in caso di acqua limpida (per quanto potesse essere limpida l'acqua del Po in pianura) dello 0.10, ora uso 0,20 in bobina e 0,18 sul finale, e anche così alcuni strappano. Non si usa il guadino, perchè, pescando in acque basse e corrente a volte sostenuta, alzando la canna per avvicinare il pesce, si romperebbe il pezzo sotto il cimino, quindi, con il pesce in canna si retrocede sulla sponda e facendo lavorare tutta la canna si trascina il pesce all'asciutto. Poi, liberato il pesce (non porto neanche la nassa perchè i pesci si rovinano) si torna al punto di partenza, una fiondata e si riparte. Tutto questo, per quanto divertente è anche faticoso, infatti il barbo XL dopo la ferrata, parte deciso verso valle e il largo, dove sfruttando la corrente e le sue doti naturali, si oppone giustamente alla cattura. Il tira e molla può durare anche una decina di minuti di tensione, sempre al limite tra la rottura del finale e il recupero di due o tre metri di filo. Quando il pesce è finalmente preso, posso rilassare il braccio destro, ma comunque se i pesci abboccano, pescare un paio d'ore può essere dura.

mercoledì 2 gennaio 2019

Tempi duri

Oggi è il secondo giorno del 2019, quest'anno non so come andrà la pesca, ma l'anno scorso ho preso pochissimi pesci; vuoi perchè invecchiando ci si impigrisce, vuoi perchè perchè i corsi d'acqua sono sempre più poveri, i cappotti a spinning hanno rappresentato la quasi totalità dei risultati. Migliorano le attrezzature, abbiamo fili sottilissimi e super resistenti che ci permettono lanci lunghissimi, canne ultraleggere dall'azione fulminea abbinate a mulinelli dal funzionamento perfetto ed esche alle quali manca solo la parola, ma prendere un pesce a spinning sta diventando un'eventualità sempre più rara. Come ho scritto sopra, le cause sono diverse; innanzitutto i "miei" corsi d'acqua preferiti, cioè il Po e l'Agogna si sono impoveriti; fino a 2 anni fa, camminando sul greto del Po in estate era facilissimo vedere aspi cacciare nell'acqua bassa, ed a volte anche siluri, anche se già molto molto meno rispetto al decennio precedente. Quest'estate ho camminato per molti chilometri sulle stesse rive e ho visto pochissime cacciate di predatore, il che non vuol dire che siano completamente spariti, certo è che a causa della mancanza di prede (i cosidetti pesci foraggio) sono rimasti in pochissimi. Nell'Agogna invece, la causa va individuata nella scellerata decisione di costruire una mini centrale idroelettrica ad ogni chiusa, chiuse che se già prima rendevano difficoltosa la risalita di tutte le specie ittiche, ora con la presenza di queste turbine e l'assoluta mancanza di scale di risalita, la popolazione ittica sta modificandosi, e non certo in meglio.
Il mese scorso durante un breve giro pomeridiano sul Po allo scopo di provare nuove esche di taglia grande, sono sempre dell'idea esca grande = pesce grande, usando un pesciolino di oltre 35 grammi in un angolo ai margini della corrente, ho preso un luccio, il luccio più piccolo da vent'anni ad oggi,un cosino da meno di mezzo chilo. Questo, se da un lato mi ha fatto incavolare, perchè vado apposta nel grande fiume per avere la pur remota possibilità di agganciare un grosso pesce, poi riflettendo mentre rimettevo in acqua il giovane luccetto con amorevole cura, mi è venuto il pensiero/speranza che forse rarefacendosi siluri e aspi, possano trovare posto di nuovo anche i nostri lucci. 

mercoledì 16 dicembre 2015

Esche artificiali, verniciatura finale

Quando si costruisce un minnow di legno, per usarlo sul serio dovrà assere assolutamente impermeabile, altrimenti l'umidità penetrando nel legno lo gonfierà, fissurando e scrostando le diverse mani di vernice che con tanta cura abbiamo dato. Quindi, dopo avere stuccato, impregnato, dato le mani che volete di vernice, conviene rivestire il minnow con alluminio adesivo, (se si vuole una finitura lucente) decorarlo secondo le capacità di ognuno e quindi rivestirlo con il gel trasparente che viene usato per ricostruire le unghie, che si indurisce solo se esposto ai raggi UV, emessi dalle apposite lampade. In precedenza usavo la colla epossidica bi-componente, che però tende a ingiallire e in alcuni casi rimane appiccicosa specialmente se usata in giornate umide o piovose. Recentemente ho acquistato una di queste lampade-fornettoUV, l'ho usata per dei jig da mare che ovviamente non sono di legno ma di piombo, materiale comunque problematico da verniciare e sono molto soddisfatto dei risultati . Si può vedere che la finitura è molto trasparente, lucida e sensibilmente più dura, ma i vantaggi non finiscono qui;  mentre con la bi-componente bisogna sbrigarsi perchè si indurisce rapidamente, con questo gel non c'è pericolo, non indurisce se non esposto, quindi abbiamo tutto il tempo di curare come si deve la finitura. Come si fa? Anzitutto il gel (almeno quello che ho comprato io) è molto denso, ma scaldandolo appena tende a liquefarsi, quindi io scaldo un pochino l'oggetto da rivestire con un phon, poi applico il gel con una spatolina da pittore a punta fine, cercando di dare uno strato sottile e coprire bene vicino all'armatura. Durante questa fase l'oggetto va tenuto per l'anellino con una pinzetta bloccante, e anche prima bisogna toccarlo il meno possibile altrimenti il gel potrebbe staccarsi (vedere i video tutorial sulla ricostruzione delle unghie) Se voglio far scorrere il gel a coprire un punto scoperto scaldo ancora un pochino e poi, ruotandolo sempre, perchè altrimenti potrebbe colare, lo infilo nella lampada che ha un timer impostato a 120 secondi, trascorsi i quali lo estraggo. L'oggetto sarà ancora appiccicoso, ma basterà pulirlo con un tampone di ovatta bagnato di alcool isopropilico, (come dicono i nailartist)  ma io uso il denaturato e va bene lo stesso




venerdì 17 aprile 2015

Testine "espressive"



Sono personalmente convinto che quanto più un'esca piace al pescatore, tanto più tenderà ad usarla spesso, il che porterà sicuramente qualche cattura, che rafforzerà vieppiù la convinzione sull'efficacia dell'esca stessa. Tutto 'sto giro per dire che un'esca artificiale "bella" alla fine cattura di più. Perchè allora non provare a rendere più simpatiche le testine piombate autocostruite?  Costa poco attaccare due occhietti sulla colla a caldo ancora non solidificata, ed ecco che queste diventano improvvisamente espressive.

mercoledì 11 febbraio 2015

Esche di gomma


Quando ho scoperto io lo spinning, nel lontano '65, si vendevano esche artificiali solamente metalliche, entravi nel negozio per comprare un'esca per il luccio e avevi forse una decina di modelli fra cui scegliere, e la scarsa disponibilità finanziaria faceva si che ad ogni uscita difficilmente avevo in tasca più di due o tre cucchiaini. Poi sono arrivati i pesciolini di legno, ancora più costosi, tanch'è tra i miei amici nessuno ne possedeva più di un paio. Ora ci sono in commercio così tanti artificiali che chi inizia a pescare a spinning ha veramente l'imbarazzo della scelta, e per non sbagliare se ne vanno in giro con un campionario da far invidia al rappresentante della Rapala.  Da poco tempo  ho cominciato a provare anche le esche siliconiche, che rispetto alle altre hanno qualche vantaggio, intanto costano meno, si possono usare con testine piombate del peso che riteniamo più opportuno, e se innescate a Texas rig, quasi sempre passano indenni in mezzo ad alghe e radici.  Gli aspi e i siluri del Po sembrano gradirle, e la testina piombata (autocostruita) aggiunta all'amo, con l'attacco in alto rende meno probabile l'incaglio sui sassi del fondo. Tutti gli appassionati di spinning conoscono bene lo stato d'animo che ci prende quando ci tocca prendere in mano il filo e tirare fino a sentire lo schiocco del filo che si rompe, beh, con un'esca di gomma montata così accadrà molto di rado.

sabato 27 dicembre 2014

Noi, il siluro e gli altri

Quando ho cominciato a pescare nei primi anni '60, nei fossi vicini a casa e nei fiumi  c'erano pesci molto diversi da quelli che ci sono ora.  Scardole, tinche, lasche, persici, persici sole, alborelle, triotti, vaironi, sanguinerole, ghiozzi, gobioni, lamprede e cobiti, sono ora quasi completamente scomparsi dalle nostre acque, in parte rimpiazzati dalle nuove specie alloctone, quasi tutti predatori, che importati illegalmente o accidentalmente, oramai ci sono e costituiscono il 95% o forse più delle catture di noi pescatori dilettanti. I pescatori (più di bocca buona e sicuramente più poveri) affollavano lunghi tratti del Po, e per chi arrivava tardi, sulla prismata era impossibile trovare posto. Ricordo pescatori che portavano a casa retini con dieci chili di pesce di cui la maggior parte sarebbe stato buttato. Naque allora l'idea di rilasciare il pesce, e Pescare ( allora l'ùnica rivista del settore) cominciò a pubblicare diversi articoli che contribuirono a formare una nuova coscienza, mentre prima si raccomandava di uccidere rapidamente il pesce per farlo soffrire di meno, si cominciò a scrivere che forse era inutile togliere tutti quei pesci dall'ambiente. Ora la Legge impone di uccidere tutto il pescato appartenente alle specie alloctone, cosa che va contro la coscienza ed il buonsenso, tralasciando tutte le problematiche connesse allo smaltimento di questi pesci.
Ai giorni nostri, il tratto del Po che io frequento generalmente, è lungo una quindicina di km, ma durante le mie uscite raramente incontro altri pescatori, tant'è che anche in estate ci sono lunghi tratti di fiume completamente deserti.
Solo una mente malata può pensare che uccidendo quattro siluri tre breme e due aspi le nostre acque tornino popolate da pighi, lasche e savette.
Il mio modesto parere è che tutte queste nuove specie dovranno per forza trovare un loro equilibrio, i predatori devono mangiare altri predatori, già ora si vedono meno grossi siluri di dieci anni fa.
Mio papà uccideva (e mangiava) tutto quello che pescava, però i pesci erano più piccoli e più buoni, oggi i pesci alloctoni sono molto più grandi ed alcuni sono immangiabili, il "catch & release" diventa spesso l'unica scelta, anche per chi come me mangerebbe qualche pesce ogni tanto.

domenica 30 novembre 2014

Plastificare i piombi da legering



Il livello dei fiumi è troppo alto?  Il mare è in burrasca? Piove a dirotto e non si può uscire a pesca? In questi casi generalmente il pescatore decide di dedicarsi alla manutenzione dell'attrezzatura. Un'idea che mi è venuta oggi, è quella di plastificare i piombi da legering, non con le apposite polverine in vendita a caro prezzo, ma con i ben più economici bastoncini di colla a caldo. Il procedimento è facilissimo, basta tenere sopra una fiamma a gas il piombo (bloccato per l'anellino con una pinzetta), uno stick di colla e spalmare questa sul piombo, magari aiutandosi con un ferretto anch'esso scaldato. Quando il rivestimento sarà soddisfacente, basterà immergere il piombo in acqua fredda. Se si preferiscono i colori chiari bisogna però verniciare il piombo di bianco, perchè i colori della colla risultano scarsamente coprenti.

venerdì 21 novembre 2014

Testine piombate

Dopo cinquant'anni di pesca a spinning ho recentemente provato ad usare anche esche di gomma.
Non starò qui ad elencare i numerosi pregi delle esche gommose, quello che voglio suggerire è un modo per autocostruirsi le testine piombate, risparmiando qualcosa, visto che molte volte capiterà di lasciarle sul fondo. Si possono usare ami già predisposti, oppure ami a gambo lungo da mare che scaldati con una fiamma a gas (anche un accendino) si possono poi piegare vicino all'occhiello.
Sull'angolo si stringe poi un piombo da inglese e la testina sarebbe fatta, però con l'uso, il piombo finirebbe per allentarsi ed ossidarsi. Per ovviare a questo possiamo "plastificare" la nostra opera, usando la colla a caldo in stick, io ho usato quella di colore nero, scaldando con il solito accendino sia il piombo sull'amo sia lo stick di colla e rivestendo il piombo con un sottile strato di colla, magari usando un ferretto scaldato, e non è difficile incollare anche un gancetto ricavato da filo metallico che contribuirà a trattenere l'esca. Nella foto si possono vedere i passaggi sopra descritti ed un amo autocostruito con filo armonico 1,20mm.

mercoledì 6 agosto 2014

Il Buzzerbait

Non si finisce mai di imparare, domenica ho visto in azione uno di questi stravaganti artificiali, e mi sono convinto della loro efficacia, specialmente in posti poco profondi o in vicinanza di canneti o altri rifugi per i predatori, da dove questa esca, con la sua azione rumorosa possa farli uscire.
La maggior parte dei buzzerbait ha l'elica di alluminio, perchè essendo leggera gira più facilmente, ma io non disponendo al momento di alluminio da 0,5 o 0,6 e fedele all'idea di costruire le esche con quello che si ha a disposizione, ho usato un pezzo di lattina dell'olio,  che si taglia con un comune paio di forbici. L'elica è copiata da un costoso buzzer in commercio, e la gonnellina è fatta con strisce di camera d'aria da bici.
Sono andato subito a provarlo in acqua, gira che è un piacere!

mercoledì 4 giugno 2014

Inglese scorrevole con pasturatore

Per pescare in mare ad una certa profondità senza appoggiare l'esca sul fondo, è indispensabile usare un galleggiante scorrevole, che ci permetterà anche con una canna relativamente corta di pescare a 4, 5 metri o anche molti di più di profondità. Personalmente preferisco di gran lunga l'inglese, perchè è molto più semplice da lanciare e non si ingarbuglia praticamente mai, qualità apprezzabilissima  specialmente se peschi di notte. 
Questo tipo di lenza deve essere piuttosto pesante, non si può pescare a scorrevole con un grammo, allora tanto vale usare un piccolo pasturatore che contiene giusto un pizzico di bigattini, che però escono direttamente sopra l'esca, evitando di fiondare qua e la con il rischio di disperdere i pesci invece di concentrarli. Ho fatto il pasturatore usando una siringa di plastica da 10 ml, ma ognuno può sbizzarrirsi con quello che ha sottomano, o comprarne di già pronti, l'importante è che non sia troppo ingombrante.
Il pasturatore dev'essere fisso sulla lenza, quindi io ci ho fatto passare un pezzo di filo dello 0,30 lasciando lo spazio per poterlo aprire, con una girella sopra dove legare il filo del mulinello con infilato l'aggancio del galleggiante, ed una sotto dove legare la lenza con il finale,  Bisogna piombarlo e poi testarlo per vedere quanto pesa sul galleggiante.
Sembra complicato, ma una volta preso il ritmo, funziona che è un piacere, le abboccate non si faranno attendere e spostando il nodo di stop potremo variare la profondità di pesca a piacimento.
Utilissimo un treppiedi con portaesche in modo di non doverci abbassare ad ogni ricarica del pasturatore  e per appoggiare la canna in fase di slamatura.

lunedì 5 maggio 2014

Sostituzione della pietra SIC dell'anello guidafilo


 Capita a tutti di rompere o perdere la parte interna dell'anello guidafilo, il materiale di cui è composto pur essendo durissimo all'abrasione è anche fragile agli urti , basta un colpo contro un sasso e l'anello salta.
A questo punto normalmente si sostituisce l'intero anello, ma se non abbiamo il filo per legature dello stesso colore, o temiamo di fare un cattivo lavoro che poi avremo sempre davanti agli occhi, possiamo scegliere di sostituire soltanto la parte interna, la cosidetta pietra in carburo di silicio.
Per fortuna questi anellini hanno misure standardizzate e non è difficile trovare un anello che contenga la "pietra" che ci serve, io l'ho tolta da un vecchio anello apicale, ma questo sistema è conveniente anche comprando l'anello nuovo. Per prima cosa bisogna tagliare il contorno di metallo dell'anello "donatore", usando una sega per metalli molto fine, oppure come ho fatto io, con il disco da taglio della smerigliatrice, tenendo in mano l'anello (anche se il disco toccherà la pietra non la scalfirà)
Bisogna pulirla bene per togliere tutti i residui di colla sull'esterno dell'anellino che ha forma cilindrica, una volta pulita la pietra, si pulisce bene anche l'interno dell'anello metallico attaccato alla canna, magari aiutandoci con un pezzo di carta abrasiva arrotolato su un bastoncino tondo, finchè l'anellino in SIC andrà ad incastrarsi nell'anello metallico.
Basterà ora una goccia di colla Attak ed il lavoro è finito




lunedì 9 dicembre 2013

Immacolata con il cappotto

Il tempo è stato bello tutta la settimana, venerdì pomeriggio c'erano addirittura 15 gradi e anche se di notte gela, durante il giorno il sole rende la temperatura sopportabile, così con l'amico Valentino, qui immortalato durante l'azione, programmiamo per Domenica 8 Dicembre un'uscita pomeridiana.  Il tempo è quello che si vede nella foto, nebbia fitta per tutto il giorno. In inverno le giornate sono corte e un pomeriggio di pesca in questa stagione vuol dire circa due ore. Dopo una mezzoretta Valentino  mentre armeggia con il picchetto sente cantare la frizione del suo bait-runner, e si perde una decisa abboccata, in quanto a me dopo oltre un'ora di assoluta inattività, così tanto per fare qualcosa, provo a sostituire il finale "standard" che uso di solito, cioè 70 cm circa di 0,20 e amo del 12 con un finale di due metri fatto con tre spezzoni a scalare, dallo 0,28 - 0,24 - 0,20 annodati con il nodo da shock-leader, seguendo la teoria che dice che in posti molto frequentati i pesci imparano in qualche modo a temere il pasturatore. Pare che questo migliori un pochino la situazione (o forse dipende dalla pasturazione continua) tanto che pare di vedere qualche timida toccata. Alla fine riesco a ferrare una breme che si slama prima di arrivare in vista del guadino. Cappotto per entrambi, non è la prima nè l'ultima volta che capita, ci riproveremo domenica prossima.

domenica 10 novembre 2013

Legering in Novembre



Sono tornato ancora sul Po, non ci sono più le zanzare, se ci fosse il sole non mi dispiacerebbe affatto, ma in prevalenza il tempo in Novembre è grigio, e nei giorni di alta pressione, quando a trecento metri di altitudine si godono il sole, noi in Lomellina sprofondiamo nella nebbia. Il livello dell'acqua è basso come in estate e si vede il fondo dove c'è quasi un metro di profondità, che per il Po vuol dire acqua limpida, si pesca bene e sono anche spariti dalla circolazione i barbetti nostrani che in estate rendevano impossibile pescare con il bigattino. Adesso dopo i primi tre o quattro pasturatori la canna non ha mai neanche dato una minima scossettina, e i bigattini innescati sono ancora intatti. Io non demordo, e continuo a riempire il pasturatore da 50 grammi con pastura e bigattini e ad insistere sullo stesso punto. Ci vuole circa un'ora per vedere qualche timido segno della presenza dei pesci e solo dopo un'altra mezz'ora abbocca il primo barbo, che strappa quasi subito il finale dello 0,20 (probabilmente danneggiato). Prima che faccia buio riesco a prendere sei pesci; due barbi, tre breme e un aspio, tutti di buona taglia, ma ora bisogna tornare perchè è già buio e ci vuole circa un quarto d'ora a piedi per arrivare al parcheggio. Mi metto la pila da testa,  illumino intorno per assicurarmi di non aver lasciato niente e mi incammino. Arrivando ho visto numerose tracce di cinghiali sul sentiero che attraversa la boscaglia, ed ora mentre torno facendo baccano con i piedi di proposito , li sento grugnire e fuggire rumorosamente fra i cespugli, per fortuna dalla parte opposta!

mercoledì 31 ottobre 2012

Costruire galleggianti moderni



Ho cominciato a costruire galleggianti molti anni fa, usavo il leggerissimo legno delle radici di pioppo strappate dalle piene del Po e seccate dal sole sul greto. Avevano il pregio di essere molto facili da tornire, ma essendo molto porose erano difficili da impermeabilizzare, ed erano anche molto anche fragili. In seguito ho usato il sughero, molto più resistente  e impermeabile, ed ora, fedele all'idea di usare sempre materiale di recupero, uso le ciabatte infradito, le migliori sono quelle più economiche, che sono poco comode e che però ci dispiace buttare. La schiuma poliuretanica di cui sono fatte queste economiche calzature è l'ideale per costruire galleggianti e bombarde, che una volta verniciati con una vernice all'acqua, risulteranno quasi indistruttibili. Per tornire questo materiale, bisogna prima fustellare la soletta con un tubetto, di ferro, ottone o anche la vetroresina di una vecchia canna. Ottenuto il tondino, lo si infila su di una punta di acciaio lucida di 3 mm di diametro mentre gira serrata nel mandrino del trapano o fissata a qualunque altro motore di recupero, io sto usando una vecchi pompa di scarico da lavatrice, che consuma poco e non fa rumore. Se la ciabatta fosse troppo sottile per i nostri scopi, basterà incollarne due, una sull'altra, usando una colla a contatto tipo Bostik.

La punta cui mi riferisco è quella dove si infila il”pezzo” da tornire, il tondino di sughero o di ciabatta infradito, va infisso sulla punta mentre sta girando, che dev’essere sottile per non allargare troppo il foro del galleggiante e lucida perché si infila più facilmente( i galleggianti sono del tipo ad astina rimovibile con anellino sul fondo) e se il foro fosse troppo largo il filo della lenza non farebbe attrito. L’alberino del motorino che ho usato termina con una vite da 5 mm, io ho solo avvitato un lungo dado ed un’altra vite da 5 poi assottigliata a 2,5 /3 mm, tanto poi l’elasticità della gomma e del sughero tenderà a chiudere il buco.

venerdì 13 aprile 2012

finitura artificiali








Ho costruito moltissimi minnows, galleggianti, affondanti e suspending, non è difficile immaginare e intagliare pesciolini di legno, mettergli una paletta e vederli nuotare in modo davvero adescante. I problemi nascono con l'uso, il legno assorbe umidità, e succede così che al ritorno dalla pescata, il nostro capolavoro cominci a screpolarsi nelle giunzioni tra legno e stucco nel punto dove passa l'armatura. Ora ho provato a rivestire il prodotto finito di resina epossidica bicomponente. Questa resina che si trova in vendita in numerose forme, e serve per uso nautico, per impregnare la fibra di vetro, per iniettare stampi ecc. Per rivestire piccoli oggetti basta quella venduta sei vari Brico, nelle due siringhe appaiate. A differenza di quella industriale, è molto più densa, ma per l'uso che serve a noi è un pregio, perchè ci permette di dare una mano molto abbondante. Bisogna spremere la quantità necessaria su una superficie liscia e pulita e con la spatolina mescolare i due i componenti. Dopo aver afferrato il minnow per un anellino o per la paletta con una pinza bloccante, spalmiamo la resina con una flessibile spatolina d'acciaio, di quelle per belle arti, immediatamente la superficie apparirà irregolare, ma una volta rivestito completamente l'oggetto, la resina tenderà a livellarsi, purchè l'oggetto stesso sia tenuto sempre in movimento per i 5/10 minuti necessari perchè la resina si solidifichi, meglio se si sta al sole, perchè i raggi u.v. accelerano l'indurimento. La superficie apparirà liscia, trasparente e lucida, e benchè si possa maneggiare, perchè sia ben dura, ci vorrà qualche giorno. Se se ci fosse una bollicina o una piccola imperfezione, si può lisciare con un ferretto scaldato sulla fiamma,(non rovente)

lunedì 26 marzo 2012

Ledgering per tutti

Sono ancora a parlare di ledgering, sono forse il meno titolato per farlo, perchè ho ricominciato a pescare con il pasturatore solo l'anno scorso. Il ledgering, una tecnica che rende tantissimo e che è adatta ai pescatori più pigri, in quanto si sta seduti. (scherzo naturalmente)
Cosa serve per pescare a ledgering?  A questa domanda l'esperto farebbe nomi di canne e citerebbe celebri marchi di mulinelli, io da pescatore dilettante voglio invece affrontare l'argomento da un punto di vista alternativo. Se hai la macchina dietro il sedere, puoi portarti due o tre canne di varia potenza con mulinelli adatti, una bella serie di pasturatori di tutti i tipi e grammature, bigattini in quantità, pasture sfarinate, un po' di piombi, un guadino, una sedia con le gambe regolabili, un frigo portatile con la birra fresca e magari un ombrellone per quando il sole è troppo forte. Accade però che i posti buoni e  accessibili con l'auto siano molto pochi e quindi siano piuttosto frequentati, per cui se non vi piace avere concorrenti, bisogna scarpinare un pochino. A questo punto, succede come a trekking, bisogna limitare il peso e gli ingombri, la canna (una) che lanci 80/100 grammi, anche se poi basta anche molto meno, un mulinello misura 4, utile il bait runner, ma va bene anche senza, imbobinato con uno 0,25, meglio se con uno shock leader dello 0,28/030, che bisognerà sostituire ad ogni uscita, ma che ci risparmierà il filo in bobina.Ultimamente uso un filo di un bel colore giallo, che aiuta anche i deboli di vista a seguire gli eventuali spostamenti del pasturatore.
Nella sacca portacanne si mette anche il guadino, e due leggere forcelline per appoggiare la canna. In una capace borsa metteremo la minuteria, girelle, ami, perline, piombini, anti tangle, ecc.  Un sacchettino con i pasturatori e due o tre piombi, un contenitore per la pastura e uno per i bigattini, straccio, bilancia e fotocamera.  Servirà poi un leggero seggiolino, che munito di tracolla porteremo in spalla con la sacca portacanne. Non porteremo la nassa, perchè è inutile e dannoso tenere prigionieri i pesci per poi liberarli alla fine, io l'ho fatto una volta e quando a sera ho tirato su la nassa con dentro sei o sette pesci di grossa taglia è successo un macello, e poi c'era un tappeto di squame sul fondo.
Arrivati sul posto, si monta la canna con la solita montatura con anti tangle scorrevole cui si aggancia il pasturatore e finale di lunghezza direttamente proporzionale alla forza della corrente, più è forte, più il finale è lungo, dai 60cm. a oltre il metro. Il diametro consigliato è lo 0,20, tuttalpiù se dopo una mezzoretta non si vede nulla si può provare a scendere allo 0,18, ma sale di molto il rischio di strappare. L'amo del 12/14 non dev'essere a filo fine, come sarebbe giusto innescando bigattini, ma di tipo più robusto, magari forgiato. Personalmente uso ami senza ardiglione perchè li trovo più penetranti.
Conviene,  se non conosciamo già il posto, fare un lancio a pasturatore vuoto, per capire la profondità, e se il peso è sufficiente perchè rimanga fermo sul fondo, se tutto funziona è molto importante per me, mettere un nodo di stop colorato sulla lenza alla punta della canna, in modo da lanciare sempre alla stessa distanza e non pasturare tutto il fiume.
A chi volesse provare per la prima volta a pescare con questa tecnica nel Po suggerisco di aspettare a comprare le tipiche canne, per cominciare va bene una più economica canna da fondo, magari da mare, che lanci 80/100 g. Fondamentale ricordare di allentare la frizione anche se dovete allontanarvi  per pochi secondi,  per non rischiare di vedere la vostra canna prendere il largo.

venerdì 23 marzo 2012

Aspi a spinning d'estate


L'anno scorso, pescando a ledgering nel Po, ho preso decine di aspi, a volte mi sono portato la canna da spinning ma, vuoi perchè il posto non si prestava, vuoi perchè gli artificiali non piacevano, non avevo mai preso un aspio a spinning.
Quest'anno ho pensato: caspita (nei blog non sta bene scrivere parolacce) io dopotutto sono uno spinningofilo con decine di anni di esperienza, anche se i termini come crank, jerk ecc.moderni mi lasciano sempre un po' perplesso,   in più costruisco gli artificiali, non esiste che non riesca a catturare uno di questi bellissimi (anche se immangiabili) pesci, così riflettendo sui miei insuccessi ho immaginato che l'aspio, predando soprattutto a galla, soprattutto in estate, veda e senta molto più del pescatore, così che quando questi arriva sul greto del fiume, per quanto si muova con cautela, prima che arrivi vicino all'acqua (ma ora si dice sullo spot), l'aspio si porta fuori tiro, e comunque attiva tutti gli allarmi del caso, così che ogni artificiale del mio vasto campionario lo lascia del tutto indifferente. Quindi se non hai una barca che ti faccia avvicinare silenziosamente, non ti resta che evitare di calpestare la ghiaia, e lanciare molto lontano. Il posto giusto con la sponda erbosa e sabbiosa (scusate, lo spot) ce l'ho, l'esca piccola che vada lontano si può fare, e l'ho fatta, anzi ne ho fatta una piccola serie, dai 5 agli 8 grammi, che grazie alla compattezza, e imbobinando un trecciatino super fine, volano a trenta metri e più. Al secondo lungo lancio, il cucchiaino viene preso appena tocca la superficie, e tiro su un aspiotto sui due chili, dopo mi viene voglia di provare un "minnow" galleggiante economico da 7 o 8 cm  con il quale becco l'aspio della foto, che non avendo con me la bilancina non ho pesato, però per misurarne la lunghezza ho fatto un segno sulla canna, e arrivato a casa ho misurato la lunghezza in 78 cm, e ho stimato il peso in circa 5 kg, che rappresenta il mio record per l'aspio

martedì 25 ottobre 2011

Legering in autunno


E' arrivato l'autunno, le giornate si accorciano, il clima è decisamente rinfrescato e per i pescatori comincia quella che con la primavera è una delle migliori stagioni dell'anno. Il livello del Po è ancora basso (per ora) e le sue acque sono limpide. Per chi non conosce il grande fiume devo precisare che "acque limpide" dalle mie parti (tra Sesia e Tanaro) vuol dire che si vede il fondo dove ci sono 60 centimetri d'acqua. Sono scomparsi i barbetti di pochi etti che per i pescatori a legering in estate costituiscono la minutaglia, e le prede che abboccano ora sono costituite soprattutto dai grossi barbi europei, dagli aspi, breme e da carpe che, complice il fatto che vengono tutte o quasi reimmesse in acqua, sono sempre più grosse. Personalmente ho notato nel Po una rarefazione dei siluri, che qualche anno fa erano secondo me molto più numerosi, e credo che questo sia un bene, rispetto alle fosche previsioni di una decina di anni fa, quando sembrava che nel giro di pochi anni il nostro fiume sarebbe stato invaso solo da questi pesci. Quest'anno avrò forse fatto una ventina di uscite a legering, e non ho mai preso un siluro, certo potrebbe esserci stato qualche siluro tra i pesci che hanno strappato e che non ho potuto vedere, ma dieci anni fa pescando col pasturatore avrei sicuramente preso qualche siluro di tre o quattro chili.

domenica 2 ottobre 2011

Primo lucioperca

Ho preso il mio primo lucioperca. 80 cm per oltre 5 kg di peso.
Evidentemente di questi "nuovi" pesci ce ne deve essere una bella quantità nelle nostre acque, se ho centrato l'obiettivo alla prima uscita.
Proverò a mangiarlo, trasgredendo la mia filosofia del catch & release, ciao Beppe, come ho fatto con tutte le altre specie "nuove" del Po, siluri, breme e aspi che ora ora libero subito dopo averli slamati, in quanto per me sono immangiabili. L'ho preso innescando un'alborella viva, che però ho dovuto procurarmi altrove, visto che nel Po sono diventate rarissime.