Oggi è il secondo giorno del 2019, quest'anno non so come andrà la pesca, ma l'anno scorso ho preso pochissimi pesci; vuoi perchè invecchiando ci si impigrisce, vuoi perchè perchè i corsi d'acqua sono sempre più poveri, i cappotti a spinning hanno rappresentato la quasi totalità dei risultati. Migliorano le attrezzature, abbiamo fili sottilissimi e super resistenti che ci permettono lanci lunghissimi, canne ultraleggere dall'azione fulminea abbinate a mulinelli dal funzionamento perfetto ed esche alle quali manca solo la parola, ma prendere un pesce a spinning sta diventando un'eventualità sempre più rara. Come ho scritto sopra, le cause sono diverse; innanzitutto i "miei" corsi d'acqua preferiti, cioè il Po e l'Agogna si sono impoveriti; fino a 2 anni fa, camminando sul greto del Po in estate era facilissimo vedere aspi cacciare nell'acqua bassa, ed a volte anche siluri, anche se già molto molto meno rispetto al decennio precedente. Quest'estate ho camminato per molti chilometri sulle stesse rive e ho visto pochissime cacciate di predatore, il che non vuol dire che siano completamente spariti, certo è che a causa della mancanza di prede (i cosidetti pesci foraggio) sono rimasti in pochissimi. Nell'Agogna invece, la causa va individuata nella scellerata decisione di costruire una mini centrale idroelettrica ad ogni chiusa, chiuse che se già prima rendevano difficoltosa la risalita di tutte le specie ittiche, ora con la presenza di queste turbine e l'assoluta mancanza di scale di risalita, la popolazione ittica sta modificandosi, e non certo in meglio.
Il mese scorso durante un breve giro pomeridiano sul Po allo scopo di provare nuove esche di taglia grande, sono sempre dell'idea esca grande = pesce grande, usando un pesciolino di oltre 35 grammi in un angolo ai margini della corrente, ho preso un luccio, il luccio più piccolo da vent'anni ad oggi,un cosino da meno di mezzo chilo. Questo, se da un lato mi ha fatto incavolare, perchè vado apposta nel grande fiume per avere la pur remota possibilità di agganciare un grosso pesce, poi riflettendo mentre rimettevo in acqua il giovane luccetto con amorevole cura, mi è venuto il pensiero/speranza che forse rarefacendosi siluri e aspi, possano trovare posto di nuovo anche i nostri lucci.
Il blog dell'Antonio, suggerimenti e consigli per costruirsi esche artificiali, galleggianti bombarde e altri piccoli accessori per la pesca, sia in acqua dolce che in mare, con poca tecnologia e materiali di recupero.
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mercoledì 2 gennaio 2019
mercoledì 11 febbraio 2015
Esche di gomma
Quando ho scoperto io lo spinning, nel lontano '65, si vendevano esche artificiali solamente metalliche, entravi nel negozio per comprare un'esca per il luccio e avevi forse una decina di modelli fra cui scegliere, e la scarsa disponibilità finanziaria faceva si che ad ogni uscita difficilmente avevo in tasca più di due o tre cucchiaini. Poi sono arrivati i pesciolini di legno, ancora più costosi, tanch'è tra i miei amici nessuno ne possedeva più di un paio. Ora ci sono in commercio così tanti artificiali che chi inizia a pescare a spinning ha veramente l'imbarazzo della scelta, e per non sbagliare se ne vanno in giro con un campionario da far invidia al rappresentante della Rapala. Da poco tempo ho cominciato a provare anche le esche siliconiche, che rispetto alle altre hanno qualche vantaggio, intanto costano meno, si possono usare con testine piombate del peso che riteniamo più opportuno, e se innescate a Texas rig, quasi sempre passano indenni in mezzo ad alghe e radici. Gli aspi e i siluri del Po sembrano gradirle, e la testina piombata (autocostruita) aggiunta all'amo, con l'attacco in alto rende meno probabile l'incaglio sui sassi del fondo. Tutti gli appassionati di spinning conoscono bene lo stato d'animo che ci prende quando ci tocca prendere in mano il filo e tirare fino a sentire lo schiocco del filo che si rompe, beh, con un'esca di gomma montata così accadrà molto di rado.
sabato 27 dicembre 2014
Noi, il siluro e gli altri
Quando ho cominciato a pescare nei primi anni '60, nei fossi vicini a casa e nei fiumi c'erano pesci molto diversi da quelli che ci sono ora. Scardole, tinche, lasche, persici, persici sole, alborelle, triotti, vaironi, sanguinerole, ghiozzi, gobioni, lamprede e cobiti, sono ora quasi completamente scomparsi dalle nostre acque, in parte rimpiazzati dalle nuove specie alloctone, quasi tutti predatori, che importati illegalmente o accidentalmente, oramai ci sono e costituiscono il 95% o forse più delle catture di noi pescatori dilettanti. I pescatori (più di bocca buona e sicuramente più poveri) affollavano lunghi tratti del Po, e per chi arrivava tardi, sulla prismata era impossibile trovare posto. Ricordo pescatori che portavano a casa retini con dieci chili di pesce di cui la maggior parte sarebbe stato buttato. Naque allora l'idea di rilasciare il pesce, e Pescare ( allora l'ùnica rivista del settore) cominciò a pubblicare diversi articoli che contribuirono a formare una nuova coscienza, mentre prima si raccomandava di uccidere rapidamente il pesce per farlo soffrire di meno, si cominciò a scrivere che forse era inutile togliere tutti quei pesci dall'ambiente. Ora la Legge impone di uccidere tutto il pescato appartenente alle specie alloctone, cosa che va contro la coscienza ed il buonsenso, tralasciando tutte le problematiche connesse allo smaltimento di questi pesci.
Ai giorni nostri, il tratto del Po che io frequento generalmente, è lungo una quindicina di km, ma durante le mie uscite raramente incontro altri pescatori, tant'è che anche in estate ci sono lunghi tratti di fiume completamente deserti.
Solo una mente malata può pensare che uccidendo quattro siluri tre breme e due aspi le nostre acque tornino popolate da pighi, lasche e savette.
Il mio modesto parere è che tutte queste nuove specie dovranno per forza trovare un loro equilibrio, i predatori devono mangiare altri predatori, già ora si vedono meno grossi siluri di dieci anni fa.
Mio papà uccideva (e mangiava) tutto quello che pescava, però i pesci erano più piccoli e più buoni, oggi i pesci alloctoni sono molto più grandi ed alcuni sono immangiabili, il "catch & release" diventa spesso l'unica scelta, anche per chi come me mangerebbe qualche pesce ogni tanto.
Ai giorni nostri, il tratto del Po che io frequento generalmente, è lungo una quindicina di km, ma durante le mie uscite raramente incontro altri pescatori, tant'è che anche in estate ci sono lunghi tratti di fiume completamente deserti.
Solo una mente malata può pensare che uccidendo quattro siluri tre breme e due aspi le nostre acque tornino popolate da pighi, lasche e savette.
Il mio modesto parere è che tutte queste nuove specie dovranno per forza trovare un loro equilibrio, i predatori devono mangiare altri predatori, già ora si vedono meno grossi siluri di dieci anni fa.
Mio papà uccideva (e mangiava) tutto quello che pescava, però i pesci erano più piccoli e più buoni, oggi i pesci alloctoni sono molto più grandi ed alcuni sono immangiabili, il "catch & release" diventa spesso l'unica scelta, anche per chi come me mangerebbe qualche pesce ogni tanto.
lunedì 9 dicembre 2013
Immacolata con il cappotto
Il tempo è stato bello tutta la settimana, venerdì pomeriggio c'erano addirittura 15 gradi e anche se di notte gela, durante il giorno il sole rende la temperatura sopportabile, così con l'amico Valentino, qui immortalato durante l'azione, programmiamo per Domenica 8 Dicembre un'uscita pomeridiana. Il tempo è quello che si vede nella foto, nebbia fitta per tutto il giorno. In inverno le giornate sono corte e un pomeriggio di pesca in questa stagione vuol dire circa due ore. Dopo una mezzoretta Valentino mentre armeggia con il picchetto sente cantare la frizione del suo bait-runner, e si perde una decisa abboccata, in quanto a me dopo oltre un'ora di assoluta inattività, così tanto per fare qualcosa, provo a sostituire il finale "standard" che uso di solito, cioè 70 cm circa di 0,20 e amo del 12 con un finale di due metri fatto con tre spezzoni a scalare, dallo 0,28 - 0,24 - 0,20 annodati con il nodo da shock-leader, seguendo la teoria che dice che in posti molto frequentati i pesci imparano in qualche modo a temere il pasturatore. Pare che questo migliori un pochino la situazione (o forse dipende dalla pasturazione continua) tanto che pare di vedere qualche timida toccata. Alla fine riesco a ferrare una breme che si slama prima di arrivare in vista del guadino. Cappotto per entrambi, non è la prima nè l'ultima volta che capita, ci riproveremo domenica prossima.
domenica 10 novembre 2013
Legering in Novembre
Sono tornato ancora sul Po, non ci sono più le zanzare, se ci fosse il sole non mi dispiacerebbe affatto, ma in prevalenza il tempo in Novembre è grigio, e nei giorni di alta pressione, quando a trecento metri di altitudine si godono il sole, noi in Lomellina sprofondiamo nella nebbia. Il livello dell'acqua è basso come in estate e si vede il fondo dove c'è quasi un metro di profondità, che per il Po vuol dire acqua limpida, si pesca bene e sono anche spariti dalla circolazione i barbetti nostrani che in estate rendevano impossibile pescare con il bigattino. Adesso dopo i primi tre o quattro pasturatori la canna non ha mai neanche dato una minima scossettina, e i bigattini innescati sono ancora intatti. Io non demordo, e continuo a riempire il pasturatore da 50 grammi con pastura e bigattini e ad insistere sullo stesso punto. Ci vuole circa un'ora per vedere qualche timido segno della presenza dei pesci e solo dopo un'altra mezz'ora abbocca il primo barbo, che strappa quasi subito il finale dello 0,20 (probabilmente danneggiato). Prima che faccia buio riesco a prendere sei pesci; due barbi, tre breme e un aspio, tutti di buona taglia, ma ora bisogna tornare perchè è già buio e ci vuole circa un quarto d'ora a piedi per arrivare al parcheggio. Mi metto la pila da testa, illumino intorno per assicurarmi di non aver lasciato niente e mi incammino. Arrivando ho visto numerose tracce di cinghiali sul sentiero che attraversa la boscaglia, ed ora mentre torno facendo baccano con i piedi di proposito , li sento grugnire e fuggire rumorosamente fra i cespugli, per fortuna dalla parte opposta!
lunedì 26 marzo 2012
Ledgering per tutti
Sono ancora a parlare di ledgering, sono forse il meno titolato per farlo, perchè ho
ricominciato a pescare con il pasturatore solo l'anno scorso. Il
ledgering, una tecnica che rende tantissimo e che è adatta ai pescatori
più pigri, in quanto si sta seduti. (scherzo naturalmente)
Cosa serve per pescare a ledgering? A questa domanda l'esperto farebbe nomi di canne e citerebbe celebri marchi di mulinelli, io da pescatore dilettante voglio invece affrontare l'argomento da un punto di vista alternativo. Se hai la macchina dietro il sedere, puoi portarti due o tre canne di varia potenza con mulinelli adatti, una bella serie di pasturatori di tutti i tipi e grammature, bigattini in quantità, pasture sfarinate, un po' di piombi, un guadino, una sedia con le gambe regolabili, un frigo portatile con la birra fresca e magari un ombrellone per quando il sole è troppo forte. Accade però che i posti buoni e accessibili con l'auto siano molto pochi e quindi siano piuttosto frequentati, per cui se non vi piace avere concorrenti, bisogna scarpinare un pochino. A questo punto, succede come a trekking, bisogna limitare il peso e gli ingombri, la canna (una) che lanci 80/100 grammi, anche se poi basta anche molto meno, un mulinello misura 4, utile il bait runner, ma va bene anche senza, imbobinato con uno 0,25, meglio se con uno shock leader dello 0,28/030, che bisognerà sostituire ad ogni uscita, ma che ci risparmierà il filo in bobina.Ultimamente uso un filo di un bel colore giallo, che aiuta anche i deboli di vista a seguire gli eventuali spostamenti del pasturatore.
Nella sacca portacanne si mette anche il guadino, e due leggere forcelline per appoggiare la canna. In una capace borsa metteremo la minuteria, girelle, ami, perline, piombini, anti tangle, ecc. Un sacchettino con i pasturatori e due o tre piombi, un contenitore per la pastura e uno per i bigattini, straccio, bilancia e fotocamera. Servirà poi un leggero seggiolino, che munito di tracolla porteremo in spalla con la sacca portacanne. Non porteremo la nassa, perchè è inutile e dannoso tenere prigionieri i pesci per poi liberarli alla fine, io l'ho fatto una volta e quando a sera ho tirato su la nassa con dentro sei o sette pesci di grossa taglia è successo un macello, e poi c'era un tappeto di squame sul fondo.
Arrivati sul posto, si monta la canna con la solita montatura con anti tangle scorrevole cui si aggancia il pasturatore e finale di lunghezza direttamente proporzionale alla forza della corrente, più è forte, più il finale è lungo, dai 60cm. a oltre il metro. Il diametro consigliato è lo 0,20, tuttalpiù se dopo una mezzoretta non si vede nulla si può provare a scendere allo 0,18, ma sale di molto il rischio di strappare. L'amo del 12/14 non dev'essere a filo fine, come sarebbe giusto innescando bigattini, ma di tipo più robusto, magari forgiato. Personalmente uso ami senza ardiglione perchè li trovo più penetranti.
Conviene, se non conosciamo già il posto, fare un lancio a pasturatore vuoto, per capire la profondità, e se il peso è sufficiente perchè rimanga fermo sul fondo, se tutto funziona è molto importante per me, mettere un nodo di stop colorato sulla lenza alla punta della canna, in modo da lanciare sempre alla stessa distanza e non pasturare tutto il fiume.
A chi volesse provare per la prima volta a pescare con questa tecnica nel Po suggerisco di aspettare a comprare le tipiche canne, per cominciare va bene una più economica canna da fondo, magari da mare, che lanci 80/100 g. Fondamentale ricordare di allentare la frizione anche se dovete allontanarvi per pochi secondi, per non rischiare di vedere la vostra canna prendere il largo.
Cosa serve per pescare a ledgering? A questa domanda l'esperto farebbe nomi di canne e citerebbe celebri marchi di mulinelli, io da pescatore dilettante voglio invece affrontare l'argomento da un punto di vista alternativo. Se hai la macchina dietro il sedere, puoi portarti due o tre canne di varia potenza con mulinelli adatti, una bella serie di pasturatori di tutti i tipi e grammature, bigattini in quantità, pasture sfarinate, un po' di piombi, un guadino, una sedia con le gambe regolabili, un frigo portatile con la birra fresca e magari un ombrellone per quando il sole è troppo forte. Accade però che i posti buoni e accessibili con l'auto siano molto pochi e quindi siano piuttosto frequentati, per cui se non vi piace avere concorrenti, bisogna scarpinare un pochino. A questo punto, succede come a trekking, bisogna limitare il peso e gli ingombri, la canna (una) che lanci 80/100 grammi, anche se poi basta anche molto meno, un mulinello misura 4, utile il bait runner, ma va bene anche senza, imbobinato con uno 0,25, meglio se con uno shock leader dello 0,28/030, che bisognerà sostituire ad ogni uscita, ma che ci risparmierà il filo in bobina.Ultimamente uso un filo di un bel colore giallo, che aiuta anche i deboli di vista a seguire gli eventuali spostamenti del pasturatore.
Nella sacca portacanne si mette anche il guadino, e due leggere forcelline per appoggiare la canna. In una capace borsa metteremo la minuteria, girelle, ami, perline, piombini, anti tangle, ecc. Un sacchettino con i pasturatori e due o tre piombi, un contenitore per la pastura e uno per i bigattini, straccio, bilancia e fotocamera. Servirà poi un leggero seggiolino, che munito di tracolla porteremo in spalla con la sacca portacanne. Non porteremo la nassa, perchè è inutile e dannoso tenere prigionieri i pesci per poi liberarli alla fine, io l'ho fatto una volta e quando a sera ho tirato su la nassa con dentro sei o sette pesci di grossa taglia è successo un macello, e poi c'era un tappeto di squame sul fondo.
Arrivati sul posto, si monta la canna con la solita montatura con anti tangle scorrevole cui si aggancia il pasturatore e finale di lunghezza direttamente proporzionale alla forza della corrente, più è forte, più il finale è lungo, dai 60cm. a oltre il metro. Il diametro consigliato è lo 0,20, tuttalpiù se dopo una mezzoretta non si vede nulla si può provare a scendere allo 0,18, ma sale di molto il rischio di strappare. L'amo del 12/14 non dev'essere a filo fine, come sarebbe giusto innescando bigattini, ma di tipo più robusto, magari forgiato. Personalmente uso ami senza ardiglione perchè li trovo più penetranti.
Conviene, se non conosciamo già il posto, fare un lancio a pasturatore vuoto, per capire la profondità, e se il peso è sufficiente perchè rimanga fermo sul fondo, se tutto funziona è molto importante per me, mettere un nodo di stop colorato sulla lenza alla punta della canna, in modo da lanciare sempre alla stessa distanza e non pasturare tutto il fiume.
A chi volesse provare per la prima volta a pescare con questa tecnica nel Po suggerisco di aspettare a comprare le tipiche canne, per cominciare va bene una più economica canna da fondo, magari da mare, che lanci 80/100 g. Fondamentale ricordare di allentare la frizione anche se dovete allontanarvi per pochi secondi, per non rischiare di vedere la vostra canna prendere il largo.
martedì 25 ottobre 2011
Legering in autunno
E' arrivato l'autunno, le giornate si accorciano, il clima è decisamente rinfrescato e per i pescatori comincia quella che con la primavera è una delle migliori stagioni dell'anno. Il livello del Po è ancora basso (per ora) e le sue acque sono limpide. Per chi non conosce il grande fiume devo precisare che "acque limpide" dalle mie parti (tra Sesia e Tanaro) vuol dire che si vede il fondo dove ci sono 60 centimetri d'acqua. Sono scomparsi i barbetti di pochi etti che per i pescatori a legering in estate costituiscono la minutaglia, e le prede che abboccano ora sono costituite soprattutto dai grossi barbi europei, dagli aspi, breme e da carpe che, complice il fatto che vengono tutte o quasi reimmesse in acqua, sono sempre più grosse. Personalmente ho notato nel Po una rarefazione dei siluri, che qualche anno fa erano secondo me molto più numerosi, e credo che questo sia un bene, rispetto alle fosche previsioni di una decina di anni fa, quando sembrava che nel giro di pochi anni il nostro fiume sarebbe stato invaso solo da questi pesci. Quest'anno avrò forse fatto una ventina di uscite a legering, e non ho mai preso un siluro, certo potrebbe esserci stato qualche siluro tra i pesci che hanno strappato e che non ho potuto vedere, ma dieci anni fa pescando col pasturatore avrei sicuramente preso qualche siluro di tre o quattro chili.
domenica 2 ottobre 2011
Primo lucioperca
Ho preso il mio primo lucioperca. 80 cm per oltre 5 kg di peso.
Evidentemente di questi "nuovi" pesci ce ne deve essere una bella quantità nelle nostre acque, se ho centrato l'obiettivo alla prima uscita.
Proverò a mangiarlo, trasgredendo la mia filosofia del catch & release, ciao Beppe, come ho fatto con tutte le altre specie "nuove" del Po, siluri, breme e aspi che ora ora libero subito dopo averli slamati, in quanto per me sono immangiabili. L'ho preso innescando un'alborella viva, che però ho dovuto procurarmi altrove, visto che nel Po sono diventate rarissime.
Evidentemente di questi "nuovi" pesci ce ne deve essere una bella quantità nelle nostre acque, se ho centrato l'obiettivo alla prima uscita.
Proverò a mangiarlo, trasgredendo la mia filosofia del catch & release, ciao Beppe, come ho fatto con tutte le altre specie "nuove" del Po, siluri, breme e aspi che ora ora libero subito dopo averli slamati, in quanto per me sono immangiabili. L'ho preso innescando un'alborella viva, che però ho dovuto procurarmi altrove, visto che nel Po sono diventate rarissime.
giovedì 4 agosto 2011
legering in estate
Ho sempre provato un po' di invidia per quelle persone che tutto l'anno si svegliano prestissimo, senza nessuna fatica e sono immediatamente attive.Io purtroppo faccio parte di quel nutrito gruppo di persone che si alzerebbero verso le otto e mezza/nove, e che preferirebbe andare a pesca dopopranzo, con comodo. In estate questo non è possibile, in estate bisogna andare a pescare di prima mattina, prima che il sole scaldi troppo, inoltre, è risaputo che i pesci abboccano più volentieri la mattina presto, quindi, sveglia all'alba, rapida colazione e in sella al fedele scooter, si parte alla volta del grande fiume, distante una dozzina di chilometri.
Ho portato i soliti bigattini e la solita pastura, ma rispetto all'ultima uscita (a maggio) i risultati sono molto diversi. Fin dal primo lancio i pesci abboccano decisamente, solo che sono barbi di piccola taglia, e per qualche ora è un continuo prendere e rilasciare. Nella borsa ho anche una lattina di mais, e per rompere la noia penso di cambiare esca. Così sostituisco il pasturatore con quello costruito da me, illustrato nel post precedente, e pur innescando ancora bigattini, metto nel pasturatore la pastura compressa sul fondo, un pochino di chicchi di mais, e un altro po' di pastura sopra, in modo che ad ogni lancio e recupero, un po di mais rimanga sul fondo. Passata una mezz'ora, e una decina di lanci, comincio ad innescare il mais, un chicco appena pizzicato su un amo del 12, lasciando l'amo quasi tutto scoperto, quasi subito prendo una breme di oltre due chili, seguita da un'altra identica, segue un barbo di quasi due chili ed una carpa di oltre sei.
Ormai è mezzogiorno, è ora di tornare a casa.
venerdì 15 luglio 2011
Pescare oggi sul Po
Qualche anno fa chi voleva passare mezza giornata di pesca sul po, avrebbe avuto diverse possibilità di scelta: per esempio in caso di acque in calo e un po'velate dopo la piena, avrebbe potuto usare una canna fissa anche solo di cinque metri, e facendo una passatina vicino a riva divertirsi con barbi, cavedani, savette e le immancabili alborelle, a volte talmente numerose da rendere impossibile pescare altri pesci. Con acque più chiare si poteva usare una bolognese per pescare più lontano, oppure una canna fissa più lunga, attrezzi comunque all'altezza delle potenziali prede di allora.
Un giorno di aprile di quest'anno, mentre camminavo sul greto a valle del ponte di Valenza, con in mano la mia canna da spinnning, mi sono imbattuto in un pescatore con la bolognese, specie che credevo estinta, e fermandomi per fare due chiacchiere l'ho visto ferrare un bel pesce, che è poi risultato essere un aspio sul chilo e mezzo. La cosa mi ha fatto ricordare i bei tempi della gioventù e così, preso dall'entusiasmo, torno a casa, compro mezzo chilo di bigattini, preparo la bolognese da 6 metri che ogni tanto uso al mare, mulinello caricato con 0,20, galleggiante da 5 grammi, finale 018, e il pomeriggio seguente sono sul posto.
Dopo qualche fiondata di bigattini e poche passate, il galleggiante affonda decisamente e dopo un bel tira e molla viene a guadino un cavedano che stimo sui due chili, che l'ultimo di questa taglia l'ho visto negli anni '70. Passa una mezz'ora e abbocca un pigo di oltre un chilo, e dopo un'oretta ferro un'altro pesce, che però decide di prendere il largo e non c'è verso di farlo avvicinare, finchè cede il finale.
Alla fine torno a casa tutto contento, il filo del mulinello è da buttare, ed è evidente che la passata con la bolognese non è il modo migliore per pescare i pesci che oggi sono presenti nel Po, infatti il combattimento prolungato allontana gli altri pesci e prima di vedere un'altra abboccata può passare un'ora.
Penso allora al legering, non quello degli inglesi con le loro raffinate cannettine che vanno bene per le pigre correnti e che sono perfette con pasturatori da 30 grammi. Per tenere il fondo nel Po ci vogliono pasturatori molto più pesanti e quindi anche il resto dell'attrezzatura dovrà essere all'altezza, la canna deve poter lanciare almeno 100 grammi, meglio ancora 150, quindi vado a riesumare una vecchia canna da fondo che avevo modificato anni fa, cambiando la punta con una in fibra di vetro piena, abbinata ad un glorioso cardinal 55. Visto che per raggiungere la postazione giusta bisogna sempre camminare, cerco di limitare al massimo l'equipaggiamento. La sacca con una sola canna, mulinello caricato con lo 0,25 ma con una decina di metri di shock leader dello 0,35, che per lanciare un etto è proprio il minimo. Due forcelline per appoggiarla, un guadino, un borsone dove mettere la pastura sfarinata con il recipiente per bagnarla, i bigattini, gli indispensabili pasturatori, qualche piombo, la bilancia per pesare le prede, la macchina fotografica per rivedere le catture, stracci per asciugarsi le mani e una borsettina con la minuteria e con qualche bobina per i terminali. Inutile portare la nassa, meglio liberare subito i pesci e l'utilissimo un seggiolino.
Alla prima uscita inizio con un terminale dello 0,18 da un metro con un amo del 12 con 4 bigattini, e dopo una decina di minuti e due cariche del pasturatore(fatte con un pochino di bigattini+pastura)ho la prima abboccata, grazie alla attrezzatura decisamente "vintage" che mi sono portato, i pesci si possono forzare molto di più che con la bolognese, e riesco rapidamente a toglierli dalla zona di pastura in modo da non allarmare le future prede. Quando ho l'impressione che i pesci si siano fatti furbi, passo allo 0,16 con un amo del 14 con solo 2 bigattini o addirittura un 16 con un unico bigattino
Dopo circa 4 ore di pesca ho preso una decina di pesci: barbi dai 4 etti ai 2 chili e mezzo, 3 aspi, 2 breme e una carpa di quasi 4 chili, tutti liberati appena slamati, pesati e fotografati.
Trent'anni fa c'erano molti più pesci nel Po, oggi ce n'è meno, alcune specie sembrano scomparse, però oggi, diversamente da allora, praticamente tutto il pescato viene rimesso in acqua, ci sono più pesci di grossa taglia e tecniche per pescarli, il divertimento è assicurato, basta adeguarsi.
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