Il blog dell'Antonio, suggerimenti e consigli per costruirsi esche artificiali, galleggianti bombarde e altri piccoli accessori per la pesca, sia in acqua dolce che in mare, con poca tecnologia e materiali di recupero.
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domenica 30 novembre 2014
Plastificare i piombi da legering
Il livello dei fiumi è troppo alto? Il mare è in burrasca? Piove a dirotto e non si può uscire a pesca? In questi casi generalmente il pescatore decide di dedicarsi alla manutenzione dell'attrezzatura. Un'idea che mi è venuta oggi, è quella di plastificare i piombi da legering, non con le apposite polverine in vendita a caro prezzo, ma con i ben più economici bastoncini di colla a caldo. Il procedimento è facilissimo, basta tenere sopra una fiamma a gas il piombo (bloccato per l'anellino con una pinzetta), uno stick di colla e spalmare questa sul piombo, magari aiutandosi con un ferretto anch'esso scaldato. Quando il rivestimento sarà soddisfacente, basterà immergere il piombo in acqua fredda. Se si preferiscono i colori chiari bisogna però verniciare il piombo di bianco, perchè i colori della colla risultano scarsamente coprenti.
mercoledì 31 ottobre 2012
Costruire galleggianti moderni
Ho cominciato a costruire galleggianti molti anni fa, usavo il leggerissimo legno delle radici di pioppo strappate dalle piene del Po e seccate dal sole sul greto. Avevano il pregio di essere molto facili da tornire, ma essendo molto porose erano difficili da impermeabilizzare, ed erano anche molto anche fragili. In seguito ho usato il sughero, molto più resistente e impermeabile, ed ora, fedele all'idea di usare sempre materiale di recupero, uso le ciabatte infradito, le migliori sono quelle più economiche, che sono poco comode e che però ci dispiace buttare. La schiuma poliuretanica di cui sono fatte queste economiche calzature è l'ideale per costruire galleggianti e bombarde, che una volta verniciati con una vernice all'acqua, risulteranno quasi indistruttibili. Per tornire questo materiale, bisogna prima fustellare la soletta con un tubetto, di ferro, ottone o anche la vetroresina di una vecchia canna. Ottenuto il tondino, lo si infila su di una punta di acciaio lucida di 3 mm di diametro mentre gira serrata nel mandrino del trapano o fissata a qualunque altro motore di recupero, io sto usando una vecchi pompa di scarico da lavatrice, che consuma poco e non fa rumore. Se la ciabatta fosse troppo sottile per i nostri scopi, basterà incollarne due, una sull'altra, usando una colla a contatto tipo Bostik.
La punta cui mi riferisco è quella dove si infila il”pezzo”
da tornire, il tondino di sughero o di ciabatta infradito, va infisso sulla
punta mentre sta girando, che dev’essere sottile per non allargare troppo il
foro del galleggiante e lucida perché si infila più facilmente( i galleggianti
sono del tipo ad astina rimovibile con anellino sul fondo) e se il foro fosse
troppo largo il filo della lenza non farebbe attrito. L’alberino del motorino
che ho usato termina con una vite da 5 mm, io ho solo avvitato un lungo dado ed
un’altra vite da 5 poi assottigliata a 2,5 /3 mm, tanto poi l’elasticità della
gomma e del sughero tenderà a chiudere il buco.
giovedì 4 agosto 2011
costruire un pasturatore
Per pescare a legering, è indispensabile usare dei pasturatori, che consentono di portare sul fondo, nelle vicinanze dei pesci che vogliamo pescare, un richiamo sia visivo , che olfattivo. Ci sono in commercio una grande varietà di questi pasturatori, ed è possibile costruirne qualcuno di tipo semplice come questo, fatto con un pezzetto di rete zincata, una lastrina di piombo ed una fascettina di nylon.
Adatto per pasture sfarinate, possiamo farne di ogni misura e peso a seconda delle nostre esigenze.
domenica 18 luglio 2010
esche leggere sul fondo
una decina di anni fa, non avevo ancora pescato siluri a spinning,
fino a quel momento, le mie prede erano state quelle tradizionali, lucci, persici, cavedani e black bass. Poi ho conosciuto Giovanni, un giovane amico ora scomparso, lui era entusiasta di questa pesca, veramente era entusiasta di ogni tecnica di pesca, ma aveva appena scoperto lo spinning al siluro e ci dava dentro ogni momento libero, e visto che abitava a due chilometri dal Po, si può dire che sul fiume e vicinanze ci passava tutto il suo tempo libero.
Alla prima uscita con lui, mi sono convinto che il problema era quello di far giungere l'esca in prossimità del fondo, nonostante la corrente. Giovanni usava grossi ondulanti, roba da 45 grammi, e spesso rimanevano attaccati al fondo. Ho costruito anch'io ondulanti pesanti, di acciaio inox appesantiti con una lamina di piombo sulla faccia interna, e con questi ho preso siluri, prismi e rami sul fondo a iosa.
Ho visto in questi giorni il blog di Beppe Bosio, che consiglio a chi mi legge di visitare, si chiama sport pesca spinning. Beppe è un grande appassionato di spinning e profondo conoscitore del Po e come Giovanni, sostiene che non è indispensabile una grossa esca per attrarre il siluro. Vista l'esigenza di portare un'esca leggera sul fondo, ho pensato a questo aggeggio, costruito con filo di acciaio armonico dello 0,70. La giunta del triangolo viene coperta dal tubetto che si vede in foto, in modo da non offrire appigli alla lenza. Viene agganciato al moschettone della madre lenza da una parte, al moschettone sotto si può agganciare un temolino o un piombo con occhiello, e alla girella tripla viene legato circa 80 cm di nylon dello 0,50 che porta l'artificiale.
All'epoca i migliori risultati li ottenni con leggeri ondulanti in alluminio che verniciavo con vernici fluorescenti. Oggi stimolato dagli articoli di Beppe, ho pensato di rispolverarli per usarli con le esche di gomma.
Con questo sistema il lancio dev'essere un po' accompagnato, non frustato, ed è meglio trattenerlo al momento dell'entrata in acqua o addirittura fino all'arrivo sul fondo, per dar modo al finale di distendersi.
Potremo così lanciare a notevole distanza un allettante pesciolino di gomma, un grub o un filibustiere che scodinzolerà allegramente a pochi centimetri dal fondo.
giovedì 8 luglio 2010
Pesca e zanzare
Da sempre gli appassionati di pesca notturna hanno avuto, nei mesi più caldi, un nemico implacabile, le zanzare. Ora ci sono in vendita delle piccole lanterne che sfruttando il calore prodotto da un lumino, fa evaporare l'insetticida contenuto nelle piastrine. Costano una decina di euro e necessitano di piastrine apposite.
Ho quindi provato a copiare l'attrezzo utilizzando un vasetto di vetro cui ho sostituito il tappo con un disco di rame con quatto piedini che agganciano la filettatura, l'ho provato e funziona, purchè si faccia un forellino nel vetro (vicino alla base) per il tiraggio, altrimente benchè ci sia spazio tra vetro e coperchio,la candelina tende a spegnersi. L'autonomia è di circa tre ore, e sulla superficie del coperchio si possono mettere due piastrine. Il manico in filo di ferro è importante perchè il vetro si scalda molto.
Una buona alternativa, economica e a lunghissima autonomia, è la classica lanterna a petrolio, anche questa fornita di disco di rame sulla cima. Questa ha il vantaggio di poter regolare la temperatura, e fornire un poco di luce sulla postazione di pesca.
Dalle mie parti anche se sei coperto di repellente, alle dieci di sera le zanzare sono così fitte che le respiri dal naso, ma con un paio di questi "fornelletti" artigianali e l'immancabile repellente nella versione più concentrata si può sopravvivere tutta la notte.
lunedì 23 novembre 2009
Utili accessori
Ho recentemente visto in vendita un accessorio aggiuntivo per trapano, che serve a mescolare la pastura, simile a quelli usati dai piastrellisti per mescolare la colla nel secchio, o dagli imbianchini per mescolare il colore, solo più piccolo in quanto destinato ad un trapano a batteria, essendo difficile avere l'elettricità sulla scogliera o sulla riva del fiume.
Personalmente non mi porterei mai dietro un trapano a batteria per andare a pescare, invece uso da qualche anno una semplice frusta a mano, che permette di muovere la pastura mentre la si bagna, senza sporcarsi le mani, e ottenendo un composto ben aerato e soffice senza bisogno di setacciarla. Questa nella foto l'ho fatta con l'acciaio inox, ma va benissimo una di quelle da cucina, magari scartata dalla consorte a favore di quelle più moderne con il rivestimento in teflon.
Un altro accessorio indispensabile, specialmente per chi va sugli scogli, è un semplice gancetto da avvitare al manico del guadino, e che se ci cade qualcosa fra gli scogli, ci potrebbe permettere di recuperarlo. A questo proposito converrà legare un'asola di cordino a quegli accessori ( scatolette, coltello, ecc ) che non offrono un aggancio.
sabato 1 agosto 2009
antenne alternative
Di solito sono di plastica piena, ed hanno una lunghezza di poco superiore a quella della starlite.
Se vogliamo rendere più visibile il nostro galleggiante, possiamo facilmente costruirci delle antenne alternative che a parità di peso, hanno il vantaggio di poter essere più lunghe, in quanto vuote all'interno.
Queste antenne, sono ricavate da una cannuccia del diametro di 4,5 mm di quelle che sono all'interno degli spruzzatori di detergenti per vetri, sgrassatori ecc. ( io l'ho presa da un flacone vuoto di chante clair). Dopo aver tagliato i pezzi della misura giusta, bisogna chiudere le estremità, io l'ho fatto colandoci della colla a caldo, e dopo averli rifiniti con carta vetrata, bisogna renderli opachi con carta finissima perchè il colore si attacchi.
Il colore fluorescente si trova nei negozi che vendono articoli per belle arti, decoupage ecc. e si diluisce con acqua, ciononostante una volta asciutto sarà resistentissimo.
Nelle immagini non è evidente, ma viste dal vero queste antenne sono molto più vistose di quelle originali, ed essendo trasparenti all'interno, quando sono esposte al sole sembrano illuminarsi, specialmente quelle rosse, anche con una sola mano di colore.
Per quelle gialle, è consigliabile dare due mani, oppure dare prima una mano di bianco, saranno molto visibili in condizioni di luce scarsa come l'alba o dopo il tramonto.
martedì 24 marzo 2009
Protezione per ancorette
Tutte queste cose vanno distribuite nelle numerose tasche del gilet da pesca, e per evitare dolorose punture e grovigli inestricabili dobbiamo coprire le ancorette con queste protezioni ricavate da imballaggi.
Come si può vedere dalle foto, per tagliare la schiuma, ho usato un pezzo di una vecchia canna da pesca, affilato all'esterno come una fustella, che ovviamente non va battuto con il martello, ma forzato a mano facendolo girare. Con la stessa tecnica ho fatto il foro centrale, e un taglio per poter infilare l'ancoretta.
mercoledì 27 febbraio 2008
il temolino
Il nome, deriva dalla funzione, che è quella di tenere sul fondo, saltellando trascinata dalla corrente, una lenza con cinque (numero legale) o spesso anche molte più camole finte che scendendo lungo la corrente e saltellando sul fondo serviva a catturare soprattutto barbi.
Ora, a qualunque pescatore, non passerà inosservato il vantaggio di usare questo tipo di zavorra
anche in altri tipi di pesca, e penso alla pesca in mare dalla riva. Rispetto ai temolini comunemente in commercio, questi presentano un indubbio vantaggio: quando sono sul fondo, stanno in posizione verticale.
Agganciato ad un anti tangle, in modo scorrevole, con un finale di circa un metro andrà benissimo per strisciare sul fondo sabbioso, oppure in caso di fondo roccioso o misto, lasciato fermo, tenderà nel recupero, a staccarsi rapidamente dal fondo,riducendo il rischio di incaglio.
Questi temolini sono fatti con cannuccia di sostegno per piante fiorite e cannuccia da bibita, pesano 15/20 grammi, ma si possono fare anche più pesanti . Nella parte superiore sono chiusi con l’anima del cavo coassiale, nel quale è prima stato infilato un occhiello di filo d’ottone.
Per quanto riguarda il piombo non è difficile costruirsi lo stampo per fondere piombi con questa forma; basta accoppiare due barrette di ottone, bronzo, alluminio e dopo averle perfettamente appaiate forare nella giunta, il foro così ottenuto sarà metà da una parte e metà dall’altra. La misura del diametro sarà quella della punta, la lunghezza dipenderà dalla profondità del foro.
martedì 26 febbraio 2008
costuiamoci le bombarde
Queste bombarde sono solo uno dei tanti esempi di come si possono riciclare 2 tappi di spumante usati, 2 stecche di leccalecca e 2 cotton fioc.
I tappi dello spumante, di sughero ovviamente, una volta tolti dalla bottiglia conservano la tipica forma. Per farli tornare alla loro forma originale, bisogna scaldarli, meglio a vapore.
Quindi li mettiamo in un pentolino con un dito d'acqua, coperti e li facciamo bollire a fuoco basso, finchè li vedremo tornare più o meno cilindrici. Per tornirli la cosa più semplice è infilarli su una punta d'acciaio del diametro di 2,5-3 mm. La stessa punta sarà serrata nel mandrino di un trapano, che fissato su un supporto e girando ci darà modo, usando prima una raspa a taglio medio-fine e poi carta vetrata via via più fine, di ottenere la forma desiderata.
ora abbiamo un galleggiante. Per ottenere una bombarda, mentre il sughero sta girando, si taglia circa a metà usando una sega per metalli. Questo permetterà di inserire la zavorra desiderata.
Si infila su di un tubetto di plastica di idonea misura, prima la parte terminale, poi la zavorra, poi la parte prossimale della nostra bombarda. Queste staranno insieme sia perchè forzate, sia perchè coleremo della colla a caldo nelle giunte fino a livellare come se fosse un pezzo unico.
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