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mercoledì 2 gennaio 2019

Tempi duri

Oggi è il secondo giorno del 2019, quest'anno non so come andrà la pesca, ma l'anno scorso ho preso pochissimi pesci; vuoi perchè invecchiando ci si impigrisce, vuoi perchè perchè i corsi d'acqua sono sempre più poveri, i cappotti a spinning hanno rappresentato la quasi totalità dei risultati. Migliorano le attrezzature, abbiamo fili sottilissimi e super resistenti che ci permettono lanci lunghissimi, canne ultraleggere dall'azione fulminea abbinate a mulinelli dal funzionamento perfetto ed esche alle quali manca solo la parola, ma prendere un pesce a spinning sta diventando un'eventualità sempre più rara. Come ho scritto sopra, le cause sono diverse; innanzitutto i "miei" corsi d'acqua preferiti, cioè il Po e l'Agogna si sono impoveriti; fino a 2 anni fa, camminando sul greto del Po in estate era facilissimo vedere aspi cacciare nell'acqua bassa, ed a volte anche siluri, anche se già molto molto meno rispetto al decennio precedente. Quest'estate ho camminato per molti chilometri sulle stesse rive e ho visto pochissime cacciate di predatore, il che non vuol dire che siano completamente spariti, certo è che a causa della mancanza di prede (i cosidetti pesci foraggio) sono rimasti in pochissimi. Nell'Agogna invece, la causa va individuata nella scellerata decisione di costruire una mini centrale idroelettrica ad ogni chiusa, chiuse che se già prima rendevano difficoltosa la risalita di tutte le specie ittiche, ora con la presenza di queste turbine e l'assoluta mancanza di scale di risalita, la popolazione ittica sta modificandosi, e non certo in meglio.
Il mese scorso durante un breve giro pomeridiano sul Po allo scopo di provare nuove esche di taglia grande, sono sempre dell'idea esca grande = pesce grande, usando un pesciolino di oltre 35 grammi in un angolo ai margini della corrente, ho preso un luccio, il luccio più piccolo da vent'anni ad oggi,un cosino da meno di mezzo chilo. Questo, se da un lato mi ha fatto incavolare, perchè vado apposta nel grande fiume per avere la pur remota possibilità di agganciare un grosso pesce, poi riflettendo mentre rimettevo in acqua il giovane luccetto con amorevole cura, mi è venuto il pensiero/speranza che forse rarefacendosi siluri e aspi, possano trovare posto di nuovo anche i nostri lucci. 

mercoledì 16 dicembre 2015

Esche artificiali, verniciatura finale

Quando si costruisce un minnow di legno, per usarlo sul serio dovrà assere assolutamente impermeabile, altrimenti l'umidità penetrando nel legno lo gonfierà, fissurando e scrostando le diverse mani di vernice che con tanta cura abbiamo dato. Quindi, dopo avere stuccato, impregnato, dato le mani che volete di vernice, conviene rivestire il minnow con alluminio adesivo, (se si vuole una finitura lucente) decorarlo secondo le capacità di ognuno e quindi rivestirlo con il gel trasparente che viene usato per ricostruire le unghie, che si indurisce solo se esposto ai raggi UV, emessi dalle apposite lampade. In precedenza usavo la colla epossidica bi-componente, che però tende a ingiallire e in alcuni casi rimane appiccicosa specialmente se usata in giornate umide o piovose. Recentemente ho acquistato una di queste lampade-fornettoUV, l'ho usata per dei jig da mare che ovviamente non sono di legno ma di piombo, materiale comunque problematico da verniciare e sono molto soddisfatto dei risultati . Si può vedere che la finitura è molto trasparente, lucida e sensibilmente più dura, ma i vantaggi non finiscono qui;  mentre con la bi-componente bisogna sbrigarsi perchè si indurisce rapidamente, con questo gel non c'è pericolo, non indurisce se non esposto, quindi abbiamo tutto il tempo di curare come si deve la finitura. Come si fa? Anzitutto il gel (almeno quello che ho comprato io) è molto denso, ma scaldandolo appena tende a liquefarsi, quindi io scaldo un pochino l'oggetto da rivestire con un phon, poi applico il gel con una spatolina da pittore a punta fine, cercando di dare uno strato sottile e coprire bene vicino all'armatura. Durante questa fase l'oggetto va tenuto per l'anellino con una pinzetta bloccante, e anche prima bisogna toccarlo il meno possibile altrimenti il gel potrebbe staccarsi (vedere i video tutorial sulla ricostruzione delle unghie) Se voglio far scorrere il gel a coprire un punto scoperto scaldo ancora un pochino e poi, ruotandolo sempre, perchè altrimenti potrebbe colare, lo infilo nella lampada che ha un timer impostato a 120 secondi, trascorsi i quali lo estraggo. L'oggetto sarà ancora appiccicoso, ma basterà pulirlo con un tampone di ovatta bagnato di alcool isopropilico, (come dicono i nailartist)  ma io uso il denaturato e va bene lo stesso




venerdì 17 aprile 2015

Testine "espressive"



Sono personalmente convinto che quanto più un'esca piace al pescatore, tanto più tenderà ad usarla spesso, il che porterà sicuramente qualche cattura, che rafforzerà vieppiù la convinzione sull'efficacia dell'esca stessa. Tutto 'sto giro per dire che un'esca artificiale "bella" alla fine cattura di più. Perchè allora non provare a rendere più simpatiche le testine piombate autocostruite?  Costa poco attaccare due occhietti sulla colla a caldo ancora non solidificata, ed ecco che queste diventano improvvisamente espressive.

mercoledì 11 febbraio 2015

Esche di gomma


Quando ho scoperto io lo spinning, nel lontano '65, si vendevano esche artificiali solamente metalliche, entravi nel negozio per comprare un'esca per il luccio e avevi forse una decina di modelli fra cui scegliere, e la scarsa disponibilità finanziaria faceva si che ad ogni uscita difficilmente avevo in tasca più di due o tre cucchiaini. Poi sono arrivati i pesciolini di legno, ancora più costosi, tanch'è tra i miei amici nessuno ne possedeva più di un paio. Ora ci sono in commercio così tanti artificiali che chi inizia a pescare a spinning ha veramente l'imbarazzo della scelta, e per non sbagliare se ne vanno in giro con un campionario da far invidia al rappresentante della Rapala.  Da poco tempo  ho cominciato a provare anche le esche siliconiche, che rispetto alle altre hanno qualche vantaggio, intanto costano meno, si possono usare con testine piombate del peso che riteniamo più opportuno, e se innescate a Texas rig, quasi sempre passano indenni in mezzo ad alghe e radici.  Gli aspi e i siluri del Po sembrano gradirle, e la testina piombata (autocostruita) aggiunta all'amo, con l'attacco in alto rende meno probabile l'incaglio sui sassi del fondo. Tutti gli appassionati di spinning conoscono bene lo stato d'animo che ci prende quando ci tocca prendere in mano il filo e tirare fino a sentire lo schiocco del filo che si rompe, beh, con un'esca di gomma montata così accadrà molto di rado.

venerdì 21 novembre 2014

Testine piombate

Dopo cinquant'anni di pesca a spinning ho recentemente provato ad usare anche esche di gomma.
Non starò qui ad elencare i numerosi pregi delle esche gommose, quello che voglio suggerire è un modo per autocostruirsi le testine piombate, risparmiando qualcosa, visto che molte volte capiterà di lasciarle sul fondo. Si possono usare ami già predisposti, oppure ami a gambo lungo da mare che scaldati con una fiamma a gas (anche un accendino) si possono poi piegare vicino all'occhiello.
Sull'angolo si stringe poi un piombo da inglese e la testina sarebbe fatta, però con l'uso, il piombo finirebbe per allentarsi ed ossidarsi. Per ovviare a questo possiamo "plastificare" la nostra opera, usando la colla a caldo in stick, io ho usato quella di colore nero, scaldando con il solito accendino sia il piombo sull'amo sia lo stick di colla e rivestendo il piombo con un sottile strato di colla, magari usando un ferretto scaldato, e non è difficile incollare anche un gancetto ricavato da filo metallico che contribuirà a trattenere l'esca. Nella foto si possono vedere i passaggi sopra descritti ed un amo autocostruito con filo armonico 1,20mm.

mercoledì 6 agosto 2014

Il Buzzerbait

Non si finisce mai di imparare, domenica ho visto in azione uno di questi stravaganti artificiali, e mi sono convinto della loro efficacia, specialmente in posti poco profondi o in vicinanza di canneti o altri rifugi per i predatori, da dove questa esca, con la sua azione rumorosa possa farli uscire.
La maggior parte dei buzzerbait ha l'elica di alluminio, perchè essendo leggera gira più facilmente, ma io non disponendo al momento di alluminio da 0,5 o 0,6 e fedele all'idea di costruire le esche con quello che si ha a disposizione, ho usato un pezzo di lattina dell'olio,  che si taglia con un comune paio di forbici. L'elica è copiata da un costoso buzzer in commercio, e la gonnellina è fatta con strisce di camera d'aria da bici.
Sono andato subito a provarlo in acqua, gira che è un piacere!

mercoledì 31 ottobre 2012

Costruire galleggianti moderni



Ho cominciato a costruire galleggianti molti anni fa, usavo il leggerissimo legno delle radici di pioppo strappate dalle piene del Po e seccate dal sole sul greto. Avevano il pregio di essere molto facili da tornire, ma essendo molto porose erano difficili da impermeabilizzare, ed erano anche molto anche fragili. In seguito ho usato il sughero, molto più resistente  e impermeabile, ed ora, fedele all'idea di usare sempre materiale di recupero, uso le ciabatte infradito, le migliori sono quelle più economiche, che sono poco comode e che però ci dispiace buttare. La schiuma poliuretanica di cui sono fatte queste economiche calzature è l'ideale per costruire galleggianti e bombarde, che una volta verniciati con una vernice all'acqua, risulteranno quasi indistruttibili. Per tornire questo materiale, bisogna prima fustellare la soletta con un tubetto, di ferro, ottone o anche la vetroresina di una vecchia canna. Ottenuto il tondino, lo si infila su di una punta di acciaio lucida di 3 mm di diametro mentre gira serrata nel mandrino del trapano o fissata a qualunque altro motore di recupero, io sto usando una vecchi pompa di scarico da lavatrice, che consuma poco e non fa rumore. Se la ciabatta fosse troppo sottile per i nostri scopi, basterà incollarne due, una sull'altra, usando una colla a contatto tipo Bostik.

La punta cui mi riferisco è quella dove si infila il”pezzo” da tornire, il tondino di sughero o di ciabatta infradito, va infisso sulla punta mentre sta girando, che dev’essere sottile per non allargare troppo il foro del galleggiante e lucida perché si infila più facilmente( i galleggianti sono del tipo ad astina rimovibile con anellino sul fondo) e se il foro fosse troppo largo il filo della lenza non farebbe attrito. L’alberino del motorino che ho usato termina con una vite da 5 mm, io ho solo avvitato un lungo dado ed un’altra vite da 5 poi assottigliata a 2,5 /3 mm, tanto poi l’elasticità della gomma e del sughero tenderà a chiudere il buco.

venerdì 13 aprile 2012

finitura artificiali








Ho costruito moltissimi minnows, galleggianti, affondanti e suspending, non è difficile immaginare e intagliare pesciolini di legno, mettergli una paletta e vederli nuotare in modo davvero adescante. I problemi nascono con l'uso, il legno assorbe umidità, e succede così che al ritorno dalla pescata, il nostro capolavoro cominci a screpolarsi nelle giunzioni tra legno e stucco nel punto dove passa l'armatura. Ora ho provato a rivestire il prodotto finito di resina epossidica bicomponente. Questa resina che si trova in vendita in numerose forme, e serve per uso nautico, per impregnare la fibra di vetro, per iniettare stampi ecc. Per rivestire piccoli oggetti basta quella venduta sei vari Brico, nelle due siringhe appaiate. A differenza di quella industriale, è molto più densa, ma per l'uso che serve a noi è un pregio, perchè ci permette di dare una mano molto abbondante. Bisogna spremere la quantità necessaria su una superficie liscia e pulita e con la spatolina mescolare i due i componenti. Dopo aver afferrato il minnow per un anellino o per la paletta con una pinza bloccante, spalmiamo la resina con una flessibile spatolina d'acciaio, di quelle per belle arti, immediatamente la superficie apparirà irregolare, ma una volta rivestito completamente l'oggetto, la resina tenderà a livellarsi, purchè l'oggetto stesso sia tenuto sempre in movimento per i 5/10 minuti necessari perchè la resina si solidifichi, meglio se si sta al sole, perchè i raggi u.v. accelerano l'indurimento. La superficie apparirà liscia, trasparente e lucida, e benchè si possa maneggiare, perchè sia ben dura, ci vorrà qualche giorno. Se se ci fosse una bollicina o una piccola imperfezione, si può lisciare con un ferretto scaldato sulla fiamma,(non rovente)

martedì 13 luglio 2010

Siluri di notte




Naturalmente a spinning. Il regolamento di pesca della provincia di pavia dice : Nel periodo compreso fra un'ora dopo il tramonto del 1° marzo ed un'ora prima dell’alba del 31 ottobre è consentita la pesca notturna all'anguilla,
alla bottatrice e alla carpa. E’ altresì consentita la cattura delle specie alloctone ritenute dannose per l'equilibrio del popolamento ittico, i cui
esemplari non possono essere reimmessi nei corsi d'acqua. La pesca andrà esercitata esclusivamente con canna-lenza (fino ad un numero
massimo di tre), con o senza mulinello, con un massimo di cinque ami. La più dannosa fra le specie alloctone, è senza dubbio quella del siluro, del quale non ci libereremo mai più, ma che ci consente di praticare lo spinning di notte, cosa vietatissima fino a pochi anni fa. Ho intenzione di provare anch'io una di queste sere, e quindi ho costruito due artificiali "dedicati".
E' opinione comune che il siluro di notte cacci vicino a riva in acqua bassa, quindi ho pensato di usare un'esca galleggiante piuttosto vistosa, curando la robustezza dell'armatura più che l'estetica, vedremo...
Ieri sera sono andato sul po per un test, non c'era la luna, ma comunque ci si poteva muovere senza la luce da testa, che accesa attira sciami di zanzare, che comunque non mancano certo anche al buio. Ho provato i miei artificiali e anche un popper di discrete dimensioni.
Siluri neanche l'ombra, ogni tanto qualche grossa carpa che fuggiva rumorosamente, allarmata dal mio pur cauto procedere (non è facile camminare silenziosamente sul greto al buio).
Ho deciso che aspetterò che ci sia la luna per fare il prossimo tentativo, nel caso serva più luce per vedere l'esca che si muove in superficie.

martedì 24 marzo 2009

La pinza per gli anellini


Un attrezzo del quale fino a ieri non conoscevo l'esistenza è questo, la pinza per aprire quegli anellini che uniscono l'ancoretta all'artificiale. Ieri sera, mentre stavo curiosando in un sito tedesco (bleigussformen.de) dove si possono comprare anche stampi per piombi, ho scoperto questo accessorio, che per chi come me costruisce artificiali è indispensabile. Per risparmiare, ho pensato di ricorrere al solito "faccio da me".
Come si vede dalle foto, l'ho realizzata in un quarto d'ora modificando una vecchia pinza a becchi tondi, e funziona benissimo.

sabato 13 dicembre 2008

creare un minnow terza parte











Finora ho impregnato e verniciato sempre con prodotti all'acqua, ma ora è una buona cosa dare qualche mano di un prodotto acrilico, per creare una superficie ancora più regolare e soprattutto più resistente. Dopo aver dato due o tre mani di bianco con la bomboletta spray, lasciando asciugare bene ogni volta, aspettiamo almeno una giornata per essere sicuri che la vernice sia secca. Per rendere più realistica la mia creazione, ho deciso di rivestirlo con una "pelle"di metallo lucido usando un nastro di alluminio autoadesivo, taglio le due metà e poi le faccio aderire. Si vede che sul dorso e sulla pancia si formano delle piccole pieghe, che si lisciano con un ferro liscio, come il gambo di un cacciavite. Adesso è proprio brillante, quindi premendo leggermente con un coltello a lama smussata, gli faccio un disegno tipo squame. Per verniciare il dorso e la pancia, è meglio rendere queste parti opache passandole con della paglietta fine, poi do una spruzzata leggera di blu sul dorso e bianco sulla pancia, poi ripasso con il nero sul dorso. Vernicio di giallo lo scarto del nastro di alluminio, e con una fustella da 6 mm taglio gli occhi, li incollo e con un pennellino faccio le pupille. Quando è tutto ben asciutto, do un'ultima mano di acrilico trasparente che servirà a proteggere dall'ossidazione l'alluminio. Ora incollo la paletta, alla quale ho dato una forma un po' svasata, e aggancio l'ancoretta. Anche la prova statica in acqua va bene, non resta che provarlo in azione.

venerdì 12 dicembre 2008

creare un minnow seconda parte






A questo punto, bisogna verificare l'assetto in acqua, però se voglio che non si inzuppi come un savoiardo devo impermeabilizzarlo. Per impermeabilizzare ho usato un impregnante all'acqua solo perchè ce l'ho in casa. Dopo aver dato un paio di mani, lasciandolo asciugare bene, lo carteggio delicatamente e gli do un'altra mano di impregnante, altra carteggiatina e altra mano, finchè mi sembra che vada bene. Per la prova in acqua devo mettergli provvisoriamente l'ancoretta e la paletta. Al primo tentativo, appare evidente che la coda è troppo leggera, allora faccio due fori da 5 mm, e ci incastro dentro due piombi da 2 grammi, sigillo con la solita colla e riprovo in acqua. Ora è ancora peggio, quindi con una sgorbietta tolgo del piombo dalla prima zavorra, e aggiungo un paio di grammi subito prima dell'anello di coda. Adesso va bene, lo lascio asciugare una giornata, e poi lo vernicio con due o tre mani di una vernice all'acqua piuttosto densa, va bene qualunque vernice, io avevo sottomano questa, finchè lo vedo ben liscio. Al peso, risulta 23 grammi, ora se ne facessi subito un secondo, grazie all'esperienza acquisita, potrei farlo più "magro"e forse mi verrebbe sui 18 grammi, perchè potrei paragonarlo al primo.

martedì 9 dicembre 2008

come fare un minnow prima parte











Provo a costruire un minnow, non limitandomi a spiegare come si fa, ma fotografandone la costruzione e anche gli errori, che nelle lavorazioni di questo tipo sono molto frequenti. Il pezzo diventerà piuttosto lungo, così ho pensato di farlo a puntate. Quando costruisco un artificiale, lo faccio sempre pensando al posto in cui lo userò, per esempio, mi viene in mente quel tratto di lanca poco profonda, con il fondale ricoperto da nannufare e rami affondati, in cui i predatori, se presenti, stanno sul fondo, anche ad una certa distanza dalla riva. Penso allora ad un pesciolino galleggiante, ma anche pesante sui 17/18 grammi, in modo da poterlo lanciare bene. Visto che a determinare la galleggiabilità, è il rapporto peso/volume, verrà fuori un'esca un po' cicciotta, ideale per stimolare l'attacco di un bel luccio in acque poco profonde, o di un grosso black bass. Il peso e il volume lo decido a occhio in base all'esperienza, e non è detto che venga galleggiante come vorrei. I primi prototipi Rapala li fece in legno di betulla o pioppo, ma per la produzione industriale si scelse il legno di balsa, che essendo molto più leggero si presta molto bene allo scopo. Chi non ha un negozio di aeromodellismo nelle vicinanze, dove comprare questo legno, deve per forza ripiegare sui surrogati, per me, il migliore in assoluto è la radice di pioppo, che si può trovare gratis sul greto del fiume.
Il sole dell'estate la secca fino a farla diventare leggerissima ed essendo priva di midollo e molto tenera è l'ideale. Tagliamo un pezzo di legno della lunghezza giusta, e sagomiamolo a formare un parallelepipedo. Con una sega pratichiamo un taglio nel senso della lunghezza, che è destinato ad accogliere l'armatura, che io ho fatto di filo di rame del diametro di 1 mm. Questa fessura andrà regolarizzata ed allargata con la carta vetrata, e servirà anche come riferimento nel modellare il nostro pesciolino, altimenti sarebbe difficile mantenere la simmetria. Il pesciolino si intaglia con un coltellino ben affilato, poi si rifinisce facilmente con carta vetrata a grana grossa (80) e poi più fine (100) non è necessario lisciarlo perfettamente, perchè alla prima mano di impregnante tornerebbe ruvidissimo.
Il taglio che accoglierà la paletta, deve essere fatto con una sega piuttosto fine, per non scheggiare il legno che essendo tagliato anche per il lungo, è fragile. La paletta è di alluminio, che in artificiali di questa dimensione (circa 12 cm) risulta molto più robusta, ed essendo incollata con la colla a caldo si può scollare e incollare semplicemente scaldandola, cosa molto comoda se si ha bisogno di modificarne la forma, e ha una scanalatura in centro per l'armatura. Ho fatto l'armatura di filo di rame saldato a stagno, prevista con solo l'ancoretta di coda. A questo punto metto sulla bilancia il mio prototipo, la paletta e l'ancoretta con l'anellino, e vedo quanto manca per arrivare al peso desiderato. Questo peso mancante, è la zavorra di piombo che dovrò aggiungere, e per farlo devo praticare nel punto di maggior spessore, uno spazio destinato ad accogliere il piombo pesato e sagomato ad hoc. A questo punto usando la colla a caldo, fisso l'armatura, e poi il piombo. Chiudo il taglio lungitudinale con una strisciolina dello stesso legno, e riempio i vuoti colando la colla, che spiano con un ferretto tipo spatolina, scaldato sulla fiamma.
Come si può vedere nella prima immagine in alto.