giovedì 27 novembre 2008

paese che vai...


Molti anni fa, non esistevano tutte le riviste di pesca che si possono vedere oggi in edicola, gli appassionati di pesca che come me, cercavano novità e aggiornamenti su attrezzatura e tecniche compravano la rivista Pescare, che negli anni sessanta era l'unica pubblicazione dedicata alla pesca.
In questa rivista, c'era una sezione dedicata alla pesca in mare, ed io dopo avere letto la parte per me più interessante, passavo alla sezione mare, guardavo le foto di questi pesci, molto diversi da quelli che si pescavano nelle nostre acque, e leggevo volentieri gli articoli degli esperti di pesca in mare. uno di questi esperti, mi ricordo che rispondendo a chi gli chiedeva consigli su tecniche ed esche, consigliava di pescare come i pescatori locali, vale a dire che se vai a pescare a Bari , e vuoi prendere i cefali devi pescare come fanno i pescatori locali.
Io ritengo invece che se una tecnica è efficace, funziona dappertutto, "raffinandola" laddove i pesci sono più smaliziati. La prova è che pescando i cefali con il pane a San Benedetto del Tronto, tra lo scetticismo dei pescatori locali che non avevano mai visto usare il pane per esca, mia moglie ed io abbiamo preso in un paio d'ore, quasi sei chili di cefali.
Quando mi capita di pescare così facilmente però, perdo facilmente interesse e quindi per un po' non pesco cefali, sono convinto che un pescatore dovrebbe rimettere in acqua quello che non mangia, e non posso mangiare cefali tutti i giorni.
La parte della pesca più divertente, non è il catturare pesci in gran numero, ma imparare e pensare nuove tecniche, adattare vecchie tecniche ai nuovi materiali, o pescare in posti che dalla maggior parte dei pescatori, non sono ritenuti interessanti. Quando grazie alla nostra tecnica riusciamo a catturare dove altri prendono poco o niente, non dobbiamo aver paura di condividere le nostre scoperte, quando mio figlio si vanta perchè ha preso più di me, io sono contento, l'ho fatto io.

mercoledì 22 ottobre 2008

Autunno tempo di lucci


Qui in Lomellina, terra di risaie, la stagione migliore per pescare i lucci a spinning, è sicuramente l'autunno. C'è un atmosfera particolare, il riso è appena stato tagliato, nell' aria c'è odore di fumo, di paglia di riso bruciata ( in barba all' aumento dell'anidride carbonica) si è aperta la caccia e i cercatori di funghi chiodini ci favoriscono aprendo varchi nei rovi delle rive.
In realtà, il mio pesce preferito, è attivissimo anche in primavera dopo la riproduzione, e anche in estate, solo che le sponde dei canali a lenta corrente, lanche e fossi, che costituiscono l'habitat del luccio, fino dalla primavera avanzata diventano in gran parte inaccessibile a causa della rigogliosa vegetazione, che ospita quantità incredibili di insetti e che sommati al caldo umido tipico, rendono un'uscita a spinning una prova di sopravvivenza. Invece ora fa più fresco e fa piacere camminare in campagna, molte rive sono state fresate dopo la mietitura del riso e del mais, e l'accesso all'acqua è diventato possibile.
Allora armiamoci della fedele canna in due pezzi, una manciata di artificiali in tasca, qualche rotante, qualche ondulante , due o tre minnows e andiamo a pescare. La scelta del tipo e della misura degli artificiali è molto personale, io li preferisco piuttosto "corposi", ma conosco gente che usa cucchiaini più piccoli, con ottimi risultati, l'importante è crederci, non scoraggiarsi per gli insuccessi che in questa tecnica sono tuttaltro che rari, lo spinning è una fede. Aiuterà molto il muoversi con calma, cercare di non andare sopra il pesce, nel senso che, se pensiamo che una buca, un groviglio di rami o altro, possa "ospitare" un luccio, non avviciniamoci senza avervi lanciato più di una volta, ricordiamoci che il più delle volte il luccio sta nel sottoriva. Mi è successo più di una volta, di arrivare e vedere un luccio che si stava allontanando, pur essendomi mosso con grande cautela. Chi può, come me che sono in pensione, o lavora su turni, preferisce il martedì e il venerdì, i giorni di "silenzio venatorio", altrimenti stiamo attenti ai cacciatori, sono in calo ma ci sono, e sparano.

mercoledì 3 settembre 2008

La canna da spinning


Il componente più importante nella pesca a spinning, è senza dubbio la canna. La compagna delle nostre scarpinate su rive scoscese, del nostro faticoso avanzare nel fango, quella che ci spara il cucchiaino esattamente là dove vogliamo che vada. Già, perchè lo spinning è soprattutto il "lanciare". Per fortuna, ogni tanto si prende un bel pesce che ci ripaga delle decine di lanci e recuperi a vuoto, ma al pescatore a spinning, piace lanciare, gli piace il gesto del lanciare, come un arciere scocca la freccia, il pescatore lancia la sua esca, ne segue il volo, la guarda entrare in acqua e la recupera. Le canne in commercio sono tantissime, di potenza variabile da pochi grammi a un etto, e della lunghezza da un metro e ottanta ai tre metri e oltre, così chi si avvicina per la prima volta a questa tecnica ha davanti a sè una vastissima scelta, quale canna comprare? La prima cosa è chiederci che pesci vogliamo prendere, un conto è pescare trote o cavedani in torrente con piccoli rotanti o minnows da 7 o 8 centimetri, un' altra è pescare siluri nel po, lanciando ondulanti o minnows da 50 grammi. Scegliamo dunque a seconda della potenza di lancio, ma senza esagerare. Comprando una canna con potenza fino a 30 grammi, avremo un buon compromesso tra peso e potenza, riusciremo a lanciare sia cucchiaini da 8/10 grammi, per trote e lucci, sia minnows "importanti" per grossi lucci e siluri. La lunghezza dipende dalla forza del nostro braccio, infatti la trazione di un artificiale sulla punta della canna aumenta di molto con l'aumentare della distanza tra la punta della canna e la mano che la impugna, e i recuperi affaticano molto di più dei lanci che si possono anche fare a due mani. Io consiglierei a chi comincia, una canna di due metri e quaranta, che lanci da 10 a 30 grammi, buona un po' per tutte le situazioni, eviterei quelle di gamma alta, sovente più fragili, (ne ho rotte!) e quelle troppo economiche, spesso assemblate in modo approssimativo. Da qualche anno uso una shimano nexave, canna che costa circa 50 euro, che a fronte di una buona rapidità, sembra indistruttibile, e so io quanto l'ho maltrattata.

martedì 19 agosto 2008

Spinning



Parlando di spinning, specialmente con giovani, o anche con pescatori che praticano questa tecnica saltuariamente, oppure da poco tempo, si parlerà soprattutto di attrezzature, in primo luogo di artificiali, qual'è meglio usare in una data situazione, il colore, il tipo di azione. Si parlerà del mulinello, del filo, mono? treccia? La canna, è meglio da 2,40, o 2,70? Queste cose sono sicuramente importanti, ma la cosa più importante nello spinning, quella che fa la differenza tra il cappotto e la cattura eccezionale, è l'avvicinamento. Il nostro passo, la nostra figura che si muove sulla sponda, l'ombra sull'acqua, perfino l'uccello acquatico che si alza in volo al nostro arrivo, mettono in guardia i pesci, e più i pesci sono anziani, e più stanno in guardia. Molte volte mi è capitato di andare in riva al fiume, arrivare a dieci o quindici metri, e vedere un onda che si allontana, per quanto abbia cercato di avere il passo leggero. Questo non deve scoraggiare chi si avvicina a questo tipo di pesca, anzi bisogna sentirsi stimolati da questa sfida. Alcuni suggerimenti "base": nei greti camminare piano cercando di evitare tratti franosi. Avvicinarsi all'acqua non nel punto deve potrebbe essere la nostra preda, ma a distanza di lancio. Se alle nostre spalle non c'è vegetazione per coprirci, stiamo bassi e lanciamo prima di essere sul bordo dell'acqua.

martedì 12 agosto 2008

Peschiamo le aguglie




A settembre, in Liguria arrivano le aguglie. In altre parti d'Italia sono presenti già dalla primavera, ma nel mar ligure il periodo giusto va dalla fine di Agosto a tutto Ottobre. Come tutti sanno, si tratta di un piccolo predatore, che in questa stagione, si avvicina alla riva in branchi per la riproduzione. L'anno scorso, veramente se ne sono viste poche, ma con la speranza di vederne di più quest'anno, ci stiamo preparando.
Il modo più pratico e divertente per pescare l'aguglia, è la pesca detta "a striscio" molto simile alla tecnica usata per le trote in laghetto. Sul filo del mulinello infiliamo una bombarda galleggiante, di peso inferiore a quello indicato sulla canna (la tipica canna da trota, lunga dai 4 ai 4,50 mt) , subito dopo infiliamo un gommino per ammortizzare, e poi leghiamo la girella tripla. All'altra estremità della girella legheremo il finale, fatto con 150/200 cm di 0,14, meglio in fluorocarbon alla fine del quale leghiamo un amo a gambo lungo e filo sottile del 12/14, a seconda della taglia dei pesci presenti, innescato con due bigattini , uno infilato completamente sull'amo, l'altro appena pizzicato.
L'importante, è che l'esca ruoti su se stessa durante il recupero, senza rotazione, risulta molto meno adescante. L'azione di pesca è abbastanza semplice, lanciamo la nostra lenza verso il largo, alla fine del lancio freniamo leggermente l'uscita del filo, per dare modo al finale di distendersi, e poi recuperiamo lentamente. La toccata dell'aguglia a volte è decisa, e ci troviamo il pesce attaccato all'amo, a volte è leggerissima, e avvertiremo solo una leggera resistenza, normalmente si sente un leggero colpetto, al che, rallenteremo o arresteremo il recupero, osservando la punta della canna la vedremo incurvarsi leggermente, segno che l'aguglia ha ingoiato l'esca.

martedì 5 agosto 2008

Il derivato




Vorrei dare una mano, a quei pescatori di fiume, che pur avendo una buona tecnica in acqua dolce, trovandosi in ferie al mare, combinano poco.
Per me, è stata veramente risolutiva, è la tecnica del galleggiante derivato.
In pratica è una leggerissima lenza, che pesca ad una buona distanza da terra, mirata alla cattura di pesci di superficie, principalmente cefali, poichè l'esca è il pane, ma anche boghe, salpe, occhiate, aguglie ecc. Il bello di questa tecnica è che si può pescare in posti che altri pescatori scarterebbero, tipo fondali degradanti con 2 metri a 10 dalla riva, o spiagge dove altri possono solo pescare a fondo.
Attrezzi necessari: Canna bolognese da 5 /6 metri con mulinello imbobinato con uno 0,18, un picchetto dove mettere la canna quando non è in mano, contenitore per la pastura, secchio per metterci i pesci, fionda per la pastura. Minuteria, perline a 4 fori, attacchi rapidi, microgirelle perline di gomma o pezzetti di tubicino di silicone e un galleggiante piombato al limite, cioè che una volta in acqua sporga pochissimo(questo è difficilissimo da trovare, si fa prima a costruirlo) e che abbia un anellino inox in alto, pesante dai 5 ai 10 grammi, facilmente intercambiabile perchè agganciato con l'attacco rapido, a seconda del vento.
Costruzione della lenza : leghiamo un attacco rapido con un filo dello 0,30/0,35, lungo 30 cm, e dal capo opposto infiliamo la perlina 4 fori e facciamo un bel nodo perchè non esca dal bracciolino, che dev'essere circa 20 cm. Nell'altro foro libero della perlina faremo passare il filo del mulinello, al quale leghiamo una microgirella, interponendo tra perlina e girella il gommino.
dalla parte opposta della girella, si lega la lenza vera, fatta con 150/180 cm di 0,14 sul quale va fermato a circa 40 cm dalla girellina un piccolissimo galleggiante a sfera ( meno di un grammo) che lavorerà starato, perchè dall'altra parte, oltre all'altra girellina metteremo un unico piombino del n. 5/6. attacchiamo i finali dello 0,10 lunghi 80/90 cm con 2 ami del 14 a filo sottile e gambo corto/medio che innescheremo con il pane. Certo che questa lenza si fa molto prima a farla che a dirla.
Azione di pesca: Mettiamo la canna sul picchetto e pasturiamo leggermente, lanciando palline grosse come una noce poco bagnate a 1o/15 mt . La pastura sfarinata dovrà galleggiare, e sfaldarsi senza affondare. Io faccio: pane grattugiato, formaggio e un pochino di olio di sarda.
Una volta innescati gli ami, lanciamo sulla pastura. Il lancio, è la parte delicata dell'azione di pesca, deve essere assecondato, non rapido, e la lenza deve essere assolutamente frenata prima dell'entrata in acqua, per dar modo a questa di distendersi davanti al galleggiante piombato che la trascina. La prima volta che arriva prima in acqua il galleggiante piombato, perchè ci siamo dimenticati di frenare la lenza, avremo un garbuglio inestricabile e ci toccherà rifarla. Bisogna fare un po' di pratica, ma ne vale la pena, perchè con la lenza leggerissima, lontana (si vedrà solo il pallino rosso che a un certo punto sparirà) è praticamente impossibile non prendere pesci.

lunedì 4 agosto 2008

come si innesca il pane

La pesca in mare dalla riva, è un campo infinito, di tecniche vecchie e nuove, esche, materiali di ultima generazione, ed è per questo che io, nato pescatore d'acqua dolce, la trovo così affascinante.
Il pesce che attira maggiormente chi si avvicina all'acqua salata, è sicuramente il cefalo, o muggine, come lo chiamano in Liguria.
Per catturare il cefalo, l'esca migliore sotto tutti i punti di vista (efficacia, costo, conservazione, reperibilità) è il pane.
Anni fa lo compravo nei negozi di pesca, ma costa caro, e considerando che il pane è meglio bagnarlo il giorno prima, capitava di arrivare al mare ( 100 km) trovare condizioni non adatte e quindi buttare tutto.
Ora uso il pane avanzato e raffermo, purchè abbia quel tipo di impasto/lievitazione/cottura, che permetta il formarsi di striscioline .
Pane di grano tenero a pasta bianca, di grosso formato, tipo biove o pane in cassetta.
Si prende il pezzo di pane raffermo, con un coltello lo si priva della crosta, poi si mette a bagno finchè non si è ammollato. Si toglie dall'acqua, si strizza delicatamente tra le mani, poi tra uno strofinaccio asciugandolo.
A questo punto è pronto, si può conservare in frigo per un giorno.