Come si vede dalle foto, l'ho realizzata in un quarto d'ora modificando una vecchia pinza a becchi tondi, e funziona benissimo.
Il blog dell'Antonio, suggerimenti e consigli per costruirsi esche artificiali, galleggianti bombarde e altri piccoli accessori per la pesca, sia in acqua dolce che in mare, con poca tecnologia e materiali di recupero.
martedì 24 marzo 2009
La pinza per gli anellini
Come si vede dalle foto, l'ho realizzata in un quarto d'ora modificando una vecchia pinza a becchi tondi, e funziona benissimo.
Protezione per ancorette
Tutte queste cose vanno distribuite nelle numerose tasche del gilet da pesca, e per evitare dolorose punture e grovigli inestricabili dobbiamo coprire le ancorette con queste protezioni ricavate da imballaggi.
Come si può vedere dalle foto, per tagliare la schiuma, ho usato un pezzo di una vecchia canna da pesca, affilato all'esterno come una fustella, che ovviamente non va battuto con il martello, ma forzato a mano facendolo girare. Con la stessa tecnica ho fatto il foro centrale, e un taglio per poter infilare l'ancoretta.
mercoledì 18 febbraio 2009
Ia sonda
Per chi pesca con la canna, fissa o bolognese, c'è all'inizio dell'azione di pesca vera e propria un momento fondamentale, il sondaggio del fondo. Si appende all'amo un piccolo peso che una volta in acqua ci permette di posizionare il galleggiante secondo la profondità del punto esatto di pesca, sia che decidiamo di tenere l'esca ben posata sul fondo, sia che vogliamo solo sfiorarlo. Sono convinto che le sonde, siano anche uno degli accessori da pesca più facili da perdere, per cui non bastano mai.
Per costruire le sonde, basta avvolgere strettamente un pezzettino di schiuma da imballaggi, in una strisciolina di piombo, lasciando sporgerne un mezzo centimetro alle estremità, dove potremo infilare il nostro amo. Tagliamo con una cesoia qualche strisciolina di piombo, variando le dimensioni o lo spessore del matteriale, così da averne di diverse grammature, poi aiutandoci con le pinze, stringiamo il pezzetto di spugna, e la sonda è pronta.
Per tagliare il cilindretto di schiuma di poliuretano si può usare come fustella un pezzetto di tubetto di fibra di vetro, che in origine era un cimino di canna da pesca.
martedì 16 dicembre 2008
carp-fishing light all'inglese

Ho sperimentato di recente un modo per pescare le carpe in acqua ferma, che unisce il principio cardine del carp fishing, che è l'hair rig con l'amo completamente scoperto, alla tecnica all'inglese, con il waggler e il filo affondato.
Si tratta di una tecnica rivolta alla cattura di pesci di media taglia, che si possono prendere con una canna inglese, niente a che vedere con il carp fishing propriamente detto.
Quali sono i vantaggi? Intanto più prede, poichè le carpe dal chilo ai 5/6 chili sono molto più numerose rispetto a quelle oltre i dieci chili, ricercate dai carpisti specializzati, inoltre è molto divertente tenere un pesce di tre o quattro chili con una leggera cannetta. Maggiore mobilità, avremo una sola canna, due forcelline per appoggiarla, il guadino e poche altre cose, niente a che vedere con l'accampamento del carp fishing. Per contro, se ci capita una grossa preda, avremo serie possibilità di perderla.
Il funzionamento è molto semplice, si fa una lenza all'inglese con un waggler poco o niente piombato, infiliamo sul filo un piombo forato a pera, o a sfera del peso di almeno dieci o quindici grammi, fermato al disotto dalla girella del finale, e sopra da un paio di pallini spaccati, in modo che non possa scorrere.
Quando avremo sondato con esattezza la profondità, questo piombo, sarà ben fermo sul fondo e terrà dritto il galleggiante. Il finale, lungo una trentina di centimetri, possiamo farlo anche con un trecciato sottile, perchè starà tutto disteso sul fondo, e quindi non sarà visibile. L'amo deve essere del n. 6/8 rigorosamente senza ardiglione, per slamare agevolmente le nostre catture che saranno sempre prese a filo di labbro, come esca va benissimo il mais, tre o quattro chicchi infilati sull'hair rig con l'apposito uncinetto.
Dopo aver lanciato, affondato il filo e posato la canna sui supporti, lanciamo ogni tanto sul galleggiante una fiondatina di pochi chicchi di mais. Ben presto, se tutto va bene, vedremo muoversi il nostro waggler, segno che c'è qualche carpa che sta gironzolando sull'esca, quindi teniamoci pronti ad afferrare la canna. L'abboccata sarà segnalata dalla repentina partenza e sparizione sott'acqua del galleggiante, oltre che dal suono della frizione, e se non disponiamo di un mulinello con bait runner, è essenziale tarare bene la frizione prima di iniziare a pescare, se non vogliamo veder partire anche la canna.
Gli ami si possono anche fare come ho fatto io, utilizzando del filo d'acciaio armonico, sia a paletta che ad occhiello, e per scurirli come quelli della foto ho usato dell'aceto portato ad ebollizione.
Il waggler è fatto con una cannuccia da bibite.
lunedì 15 dicembre 2008
Il segnalatore di abboccata
Un accessorio per la pesca a fondo in mare che secondo me è utile e facile da costruirsi, è il segnalatore di abboccata. In poche parole, si tratta di un peso dotato di un semplice gancio, che appeso al filo di bobina tra il primo e il secondo anello quando la canna è già in posizione, e fatto scendere fino quasi a terra, segnalerà l'abboccata del pesce alzandosi in modo deciso. Ci eviterà di dover continuamente guardare la cima delle canne permettendoci una posizione più rilassata. Di notte, grazie alla fonte di luce all'interno, coglieremo ogni minimo movimento, e importantissimo, il pesce potrà prendersi circa due metri di filo, senza avvertire resistenza, che nel caso dell'abboccata di un orata ci darà tutto il tempo per prendere in mano la canna.
Utilizzo un cono per le cartucce di silicone, nella cui parte superiore faccio passare un'astina di acciaio inox recuperata da una spazzola tergicristalli, piegata più volte all'interno perchè non esca, e sagomata a formare un gancio all'esterno. Chiudo la parte inferiore con un tappo di sughero incollato, poi su questo tappo pratico un buco da 6 mm che mi permette di infilare una starlight e di reggere il piombo, oppure un bullone da 8 mm con qualche dado, quello nella foto pesa 37 grammi, tanto quanto il piombo. per fustellare il sughero ho utilizzato dei tubicini di ottone affilati, forzati a mano.
presentazione dell'esca
A tutti è capitato di avere per vicino di pesca, qualcuno che prende molti pesci mentre noi ne prendiamo pochi, oppure il contrario, noi che infiliamo un pesce dietro l'altro e il nostro vicino zero, nonostante il fatto che usiamo la stessa esca e magari la stessa pastura.
La colpa di questi insuccessi, viene di solito attribuita all'attrezzatura, la canna troppo corta, poco filo in bobina, la lenza troppo pesante/leggera, in quanto nessuno è disposto ad ammettere di pescare peggio del suo vicino, oppure all'estrema localizzazione dei pesci, che stanno due metri più in la, e in questo caso si può assistere qualche volta al fenomeno dell'avvicinamento subdolo, in pratica ogni volta che guardi il tuo vicino di pesca, ti pare che sia sempre più vicino, fin quando riesce a lanciare esattamente dove stai pescando tu.
Quasi nessuno prende in considerazione l'idea che molte volte, se il pesce non mangia, è solo perchè sbagliamo la presentazione dell'esca. Se il pesce è abituato a trovare quell'esca sul fondo, e noi gliela facciamo trovare impiccata mezzo metro più in alto, si può star certi che prima di mangiarla la guarderà molto bene, un fiocco di bigattini stramorti, anche se ancora integri, non è neanche lontanamente paragonabile ad un fiocchetto di bigattini belli vispi, le grosse carpe, che sul fondo si aspirano una boile con dietro un amo del 4, legato con una treccia che puoi portarci a spasso il cane, scansano un chicco di mais che fluttua ad un centimetro dal fondo, anche se l'amo è completamente nascosto ed è legato con lo 0,12.
sabato 13 dicembre 2008
creare un minnow terza parte
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